Il Tirreno

il dibattito sull’arte 

«Così siamo diventati orfani della Biennale mancata la volontà di farla sopravvivere»

Francesca Vatteroni
«Così siamo diventati orfani della Biennale mancata la volontà di farla sopravvivere»

Una riflessione alla galleria Votre sulla kermesse di scultura con i due ex assessori Giovanna Bernardini e Andrea Zanetti

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Francesca Vatteroni / CARRARA

La Biennale di scultura di Carrara, una lunga storia che si intreccia a doppio filo con quella della città.

Nasce a Carrara nel 1957 e muore nel 1973. Nasce poi di nuovo nel 2000, prende una pausa di riflessione nel 2004, per tornare nel 2006 e morire nuovamente nel 2010. Ma quali sono le vere cause delle sue morti apparenti? E, soprattutto, è ancora possibile una sua rinascita? La Biennale Internazionale di scultura di Carrara è stata fin dalle sue origini, retaggio dell’arte contemporanea, ma quale è il patrimonio spirituale artistico di Carrara oggi? Il suo scomparire è un problema di visione o esclusivamente di risorse finanziarie? Gli ex assessori alla cultura Giovanna Bernardini e Andrea Zanetti, gli ultimi assessori a “vivere” le ultime edizioni della Biennale, intervistati da Federico Giannini direttore di Finestra sull’Arte, provano a rispondere in occasione della mostra fotografica di Valerio Brambilla fotografo della XIV edizione. Organizzando questa mostra nel palazzo del Medico in piazza Alberica, l’associazione Votre torna a puntare i riflettori sull’evento grazie al quale la nostra cittadina si era ritagliata un’interessata attenzione mediatica nel mondo, con copertine sul NYT e sul Times

. Domande di non facile risposta per i tanti nodi fondamentali ancora da sciogliere in un territorio così composito e contraddittorio come il nostro, dove sia parte storica che parte “moderna”, intimamente connesse tra loro, stentano ancora a diventare “grandi” nello scoprire la loro reale vocazione.

«È mancata la volontà - racconta dal suo punto di vista Bernardini– la Biennale è stata molto attaccata nelle mie 2 edizioni nonostante il riscontro internazionale incredibile e, soprattutto, nonostante il grande entusiasmo degli artisti che hanno partecipato alle manifestazioni,. Poi nacquero delle istanze che non passavano più dall’assessorato alla cultura con l’ingresso di Marmi e Macchine». È soft ed elegante nel fare il punto sul passaggio storico spinoso, l’ex assessore Bernardini, e nello spiegare il percorso che vide avvicendarsi alla Biennale, la Marble Weeks, quando Carrara lasciò spazio al design del lapideo entrando così in una dimensione più imprenditoriale. Marble Weeks che poi a sua volta negli anni, rimanendo orfana della matrice imprenditoriale, ha assunto le fattezze della nuova White Carrara Down Town.

«Le finanziarie furono tagliate fino all’80%– prosegue Bernardini– ma nel 2010 la Biennale aveva ricevuto molti finanziamenti: la Regione, la Fondazione Risparmio di Carrara e altri soggetti: ma strumentalmente si disse che avevamo speso il doppio». Viene poi toccato il tema della diffidenza verso un’arte considerata dai più elitaria: «Siamo stati nelle scuole per cercare di far crescere la cultura contemporanea, che non è intuitiva ma va insegnato il concetto di arte che si discosta dal concetto di bello» fa notare Bernardini. «Mancanza di coraggio e di volontà politica» rimarca anche Zanetti rivendicando i tanti spazi museali che Carrara possiede: dal Carmi, al museo del Marmo, a Palazzo Binelli, a Palazzo Cucchiari, al Cap (voluto da lui stesso) e rivendicando i numerosi artisti di prestigio che hanno lasciato l’impronta con le Biennali. «Si sono cercate altre formule ma il sostituto non ha sostituito il valore di riflessione: occorre credere che l’arte contemporanea possa diventare motore di sviluppo. È necessario un patto per la città: mettere assieme in modo strutturale soggetti pubblici e privati: Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, Accademia, Marmi e Macchine e poi, al netto della questione beni estimati, anche gli industriali» propone convinto Zanetti, sfiorando in questo modo un altro nodo antico e cruciale, almeno quanto la Biennale. —



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