Gioco
Mutamenti, il festival di frontiera apuano che le suona al Covid
L’edizione 2020, messa a rischio dal virus, si terrà a settembre anche grazie a una campagna di sostegno online
MASSA.Se il cambiamento ce l’hai nel nome devi essere pronto ad adattarti. Mutamenti Jazz Festival è una manifestazione ancora in fasce, si prepara alla quarta edizione quest’anno, ma ha dovuto affrontare una delle crisi più spaventose per un festival musicale: il Covid-19 che ha azzerato la condivisione di spazi sociali. Per farvi fronte Mutamenti si è rivolto agli unici giudici che contato, amici e sostenitori che hanno condiviso il progetto culturale in questi anni. Il risultato è una campagna di finanziamento lanciata su produzionidalbasso.com che in poco tempo ha raccolto quasi mille euro per poter mettere in piedi l’edizione 2020. Che si terra molto probabilmente tra settembre e ottobre, come d’abitudine, e sarà possibile anche grazie a questo sostegno.
Seppure sempre più saldo sulle sue gambe, Mutamenti ha tanti genitori che ne hanno sostenuto e sostengono il cammino. Rita Usai, che fa parte della segreteria organizzativa, è una di loro. Timida, quasi schiva, si lascia convincere per amore materno a raccontare a Il Tirreno quest’anno pieno di ostacoli per il festival. «Non ci hanno fermato e abbiamo cercato nuove formule di finanziamento. Durante il lockdown sembrava davvero remota la possibilità di mettere in piedi l’edizione 2020 e invece eccoci qua.
Nato in una grotta a Equi Terme, e qui il precedente storico di un’altra nascita in una grotta è forse troppo ingombrante, ha fatto del suo essere piccolo e discosto un punto di forza. Sfrutta la capacità di un territorio peculiare e vive di un piccolo paradosso: festival dalle tante case, si muove tra 11 comuni della Provincia, è un festival di frontiera pur svolgendosi tra i tantissimi castelli apuani e lunigianesi, luoghi costruiti per chiudere, sorvegliare e controllare un territorio.
Mutamenti invece è apertura. «La campagna di raccolta fondi che abbiamo lanciato è stata ben accolta - racconta ancora Rita - e stiamo ricevendo molto sostegno da persone esterne alla provincia. Dalla Sardegna, il Piemonte, la Lombardia arrivano soldi e buone parole. Speriamo anche in un sostegno locale più forte».
Non si tratta di un festival per jazzofili. Così lo hanno voluto gli organizzatori, cioè l’Istituto Valorizzazione del Castelli con l’armonicista jazz Max De Aloe, direttore artistico del festival. «Abbiamo scelto il jazz perché è un linguaggio che ne parla tanti altri. È inclusivo, cerca incontri al di l à degli steccati musicali», spiega Rita Usai. «Investire nella cultura significa investire in un settore dove lavorano diverse persone. Pensi a un festival e dici: “i musicisti”. E invece ci sono quelli che fanno da corollario: fonici, facchini e tutto un indotto che viene dalla realizzazione di Mutamenti. L’alberghiero e i ristoranti ne hanno avuto benefici. E anche le piccole realtà, penso a chi stampa materiale». L’Istituto peraltro è un’associazione no profit, non trae guadagno dagli introiti. «Abbiamo fatto una scelta precisa. Gli introiti della bigliettazione non li usiamo per coprire le spese del festival, ma li reinvestiamo in progetti sul territorio».
Finanziarsi non è stato semplicissimo. Specie adesso, dopo il lockdown e con lo spettro di nuove restrizioni proprio in autunno. «È un lavoro incessante dell’Istituto, sostenuto da una rete di sponsor privati che hanno creduto nel progetto e per noi sono una risorsa fondamentale. Molto importanti i finanziamenti della Fondazione Cassa di Risparmio La Spezia e Fondazione Cassa di Risaprmio Carrara. E quest’anno abbiamo partecipato al bando regionale sui festival, perché avevamo i requisiti .Uno tra tutti l’avere almeno tre anni», spiega Rita.
Chi vorrà sostenerlo può trovare la raccolta su produzionidalbasso.com. In pochi anni Mutamenti, nonostante gli spazi contenuti e un’indole non certo orientata al mega raduno, è stato capace di garantire una presenza di 1500 persone all’anno. E si pone quasi come un unicum in una provincia dove la musica live e gli eventi si sono ritratti come la terra fertile di fronte al deserto. —
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