La manifestazione
Accuse di botte e insulti alla compagna: archiviato
Lei aveva raccontato di 8 anni di maltrattamenti. Le indagini difensive hanno fatto emergere l’aggressività della donna
massa
Si è partiti da una lite violenta e rumorosa tra moglie e marito, bloccata dall’intervento dei carabinieri. Lui si era allontanato da casa, lei invece aveva raccontato una storia di vessazioni e maltrattamenti lunga 8 anni. All’uomo vengono contestati i maltrattamenti familiari aggravati dalla presenza di minori, i figli della coppia. Ci sono anche i certificati medici . La difesa dell’uomo però svolge un’investigazione, porta testimoni e mostra lacune nella raccolta delle prove. E così la procura di Massa alla fine chiede l’archiviazione prprio per carenza di prove. La parte offesa ha 30 giorni per opporsi a questa decisione, anche se finora non lo ha fatto.
La donna quando fu ascoltata dai carabinieri la prima volta aveva ricostruito una serie di episodi di violenza, correlati da certificazione medica e vessazioni. Erano tre capi d’imputazione. Uno perché la maltrattava e la insultava, chiamandola “puttana”, “bagascia e cornuta” di fronte ai figli, colpendola con pugni e schiaffi alla testa, prendendola per i capelli e a pugni dietro la testa e alle spalle. E le minacce di morte, la donna riferisce che le avesse detto una volta “aprimi la porta o ti affetto”.
In un’altra occasione raccontò come l’avesse presa per i capelli, colpendola con pugni e causando lesioni guaribili in 5 giorni. E nel terzo caso prendendola per il collo, anche qui con un certificato medico a sostegno.
L’uomo non era mai stato denunciato fino a quel momento. Dopo il litigio era stata ascoltata la moglie in caserma e d’ufficio, dopo quello che i militari avevano ascoltato, era partito il tutto. Nessuna misura restrittiva perché lui se ne andò di casa spontaneamente dopo quell’episodio. I testimoni erano i genitori di lei, che però, come si vedrà in seguito dopo le investigazioni difensiva, non avevano mai assistito agli episodi di violenza. Li avevano sempre sentiti riferiti dalla figlia.
L’avvocato Daniel Monni prende la difesa dell’uomo. Scopre che dietro c’è un conflitto di coppia pregresso, piuttosto esasperato. Le prove inoltre non sembrano univoche, non tanto almeno da sostenere un accusa in tribunale.
Nel corso dell’indagine difensiva vengono ascoltate cinque persone a discarico dell’uomo che fanno vacillare il quadro accusatorio.
I testimoni vicini alla coppia parlano, come scrive la pm Alessandra Conforti nella richiesta di archiviazione, “di particolare litigiosità della coppia dovuta al carattere irascibile aggressivo” della donna. C’è di più: nel 2016 l donna colpì “il compagno con un coltello cagionandogli gravi lesioni e l’asportazione della milza”.
La coppia si era anche rivolta ai Servizi Sociali per un supporto psicologico sia per la relazione che nella vita da genitori. E durante quel periodo con diverse occasioni di ascolto la donna non fa mai riferimento ad atteggimenti aggressivi del compagno.
Si va delineando un quadro abbastanza diverso da quello prefigurato durante le indagini. Leggiamolo direttamente dalle parole della pm Conforti: “non appare siano emersi elementi univoci a carico dell’uomo per il reato di maltrattamenti, risultando al contrario un rapporto particolarmente burrascoso tra i due caratterizzato da litigi anche molto accesi con aggressioni reciproche”.
Ritiene a questo punto impossibile sostenere l’accusa in giudizio e decide di archiviare la sua posizione. Rimangono i 30 giorni a disposizione della parte offesa.
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