Il Tirreno

una storia di onestà 

Trova e restituisce portafogli con 80 euro. «Merita un lavoro»

G. U
Trova e restituisce portafogli con 80 euro. «Merita un lavoro»

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aulla

Una bella storia di onestà, una lezione che arriva da persone spesso bistrattate come gli stranieri che approdano in Italia alla ricerca di un futuro migliore. È quella di Josuha Ero, originario della Nigeria, che alloggia al villaggio dell’accoglienza “Il pungiglione” a Boceda di Mulazzo, strumento della Comunità Papa Giovanni XXIII°. Il giovane nigeriano, nei giorni scorsi, stava rientrando in treno da La Spezia a Villafranca e ha trovato, appena dopo che il convoglio è partito dalla stazione di Aulla, un portafogli con dentro 80 euro e relativi documenti appartenenti, ironia della sorte, a un connazionale, quindi anch’esso nigeriano. Josuha poteva benissimo decidere di tenersi i soldi, come fanno in tanti, invece ha deciso di recarsi alla polizia municipale di Aulla, dove ha consegnato tutto.

E non è la prima volta che il giovane dimostra di possedere senso civico, visto che, in un’altra occasione, sempre in treno, aveva trovato un portafogli di un cittadino inglese, con dentro ben 300 euro, decidendo di non metterseli in tasca e facendoli riavere al legittimo proprietario. «Viviamo tempi complicati, in cui si tende a tornare indietro – a parlare è Bartolomeo Barbieri, alla guida del villaggio dell’accoglienza “Il pungiglione” – e a dimenticare le conquiste di civiltà fatte. Spesso, infatti, questi ragazzi di colore sono additati come nullafacenti, invece la maggioranza di loro sono persone perbene e la storia di Josuha è lì a dimostrarlo. Quindi, se qualcuno ha la necessità di fare qualche piccolo lavoro di taglio erba, lo invito a contattare Josuha. Se lo merita perché è una persona speciale, con una gran voglia di lavorare».

L'obiettivo de “Il pungiglione” è essere strumento della Comunità Papa Giovanni XXIII° per dare una famiglia a chi non ce l’ha e per ridistribuire in modo più giusto ed equo le risorse disponibili. Le persone che hanno vissuto dolorose esperienze e per questo si sono trovate ai margini della collettività sperimentano nel villaggio dell’accoglienza a Boceda uno spazio di vita educativo che, attraverso la testimonianza di vita donata e l’attività dei laboratori, consente un cammino verso la riabilitazione e il reinserimento. —

G. U.

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