«Raddoppio della linea scomparso dalle opere del piano Italia Veloce»
pontremoli
Evidenzia l’associazione culturale Lunezia: «Il ministro De Micheli ha presentato ai cosiddetti Stati Generali il programma di investimenti infrastrutturali “Italia Veloce” per i prossimi quindici anni, e dagli interventi ferroviari è di nuovo scomparso il raddoppio della ferrovia Pontremolese La Spezia-Parma». Sarebbe un colpo non da poco per l’economia di un territorio. «Ciò lascia intendere che, ancora una volta, le Ferrovie si siano opposte a quella che, invece, dovrebbero ritenere un’opera strategica, proprio e tanto più nel nuovo scenario economico e sociale del nostro Paese. E il ministro nulla ha fatto, nonostante le sollecitazioni venute anche di recente da parlamentari ed enti territoriali, per far loro cambiare idea», sottolineano.
Secondo Lunezia, sono quattro le motivazioni per le quali gli interventi sulla Pontremolese sono «urgenti»: intanto il piano di riforme presentato dalla commissione Colao non potrebbe «fare a meno del potenziamento del principale asse ferroviario convergente sui porti dell’Alto Tirreno, La Spezia e Marina di Carrara», poi «senza la realizzazione di una nuova galleria di valico, a servizio soprattutto del traffico merci, gli interventi sin qui realizzati a nord e a sud della stessa risulterebbero inutili, per l’evidente “collo di bottiglia” infrastrutturale». E ancora: «La situazione sempre precaria dell’autostrada A15 - affermano dall’associazione - in un quadro di progressiva obsolescenza degli assi autostradali, richiede con forza iniziative ulteriori volte alla diminuzione del traffico pesante, con lo spostamento dei carichi commerciali e industriali per quanto possibile su rotaia, anche in questo caso allo scopo di diminuire pericoli e spese aggiuntive per il futuro».Infine, il potenziamento dell’alta velocità anche sulla linea Tirrenica, «rimuove ogni ostacolo concettuale a rendere la Pontremolese quella “linea di riserva” rispetto alle direttrici Tirrenica e Padana che era stata immaginata sin dalla sua realizzazione a fine Ottocento».
Concludono da Lunezia: «Tutto ciò rende del tutto inconcepibile la persistenza di obiezioni quando non di nette contrarietà al raddoppio della Pontremolese da parte delle Ferrovie, e oggi del Governo». —
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