Il Tirreno

«Trentini, vicenda delicata Seguirò da vicino il caso»

il ministro d’incà sul processo del prossimo 8 luglio e il fine vita 

3 MINUTI DI LETTURA





massa

«Il tema merita, per la sua delicatezza, la massima attenzione da parte delle Istituzioni e mi riservo di seguire attentamente, per quanto di mia competenza, gli sviluppi della questione». Così il Ministro per i Rapporti con il Parlamento e le Riforme Federico D'Incà fa pressione sui Presidenti delle Camere attraverso una comunicazione inviata all’Associazione Luca Coscioni, che nei giorni scorsi si era rivolta, con una lettera firmata anche dal Comitato Eutanasia Legale, al Presidente Mattarella sollecitando la ripresa di un dibattito parlamentare sul tema nuovamente arenato nonostante il doppio monito della Corte Costituzionale.

Il Fine Vita dunque torna d’attualità con l’impegno del Ministro ma anche in seguito alla messa in onda da parte de “Le Iene” nella serata di martedì del servizio/documentario sulle ultime ore di vita di Davide Trentini, l’ennesimo italiano costretto a un lungo viaggio verso la Svizzera dove ricorse al suicidio assistito.

Davide, quando scelse di porre fine alla sopportazione degli atroci e quotidiani dolori aveva 53 anni. Ex barista, residente in Toscana era malato da 24 anni di Sla, contro la quale anche i farmaci non avevano più effetto. La definì «una liberazione, un sogno, una vacanza».

Accadde tre anni fa, quando Mina Welby e Marco Cappato, co-presidente e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, gli offrirono assistenza aiutandolo a raggiungere la clinica elvetica. Per averlo aiutato, Mina Welby e Marco Cappato stanno affrontando un processo. Lì si deciderà se la condotta di Welby e Cappato fu legittima anche in mancanza di una delle condizioni individuate dalla pronuncia n. 242/19 (il cosiddetto "caso Cappato\Dj Fabo"), ovvero se non è punibile chi agevola l'esecuzione del proposito di suicidio di una persona le cui funzioni vitali non dipendono dall'uso di un macchinario di sostegno vitale (quale, ad esempio, l'idratazione e l'alimentazione artificiale), anche se, come nei casi simili al caso Dj Fabo, avverte lo stesso dolore e condivide gli altri requisiti.

«Nell'attesa della decisione dei giudici - dichiara Marco Cappato - il Parlamento continua a rimanere irresponsabilmente inerte nonostante la proposta di legge popolare depositata nel 2013, che propone siano legalizzate tutte le forme di interruzione della vita, in determinate condizioni e con assistenza di terzi».

«I capi dei partiti - continua - stanno impedendo al Parlamento italiano di rispondere alla doppia sollecitazione da parte della Corte Costituzionale, alla quale si aggiunge ora questo messaggio dalla Presidenza della Repubblica. In questo modo, si pregiudica la stessa credibilità del Parlamento, nascondendosi dietro le decisioni dei giudici. Continueremo a batterci non solo per il diritto all'autodeterminazione, ma anche per la dignità del Parlamento»

L’udienza prevista nei mesi scorsi in pieno lock-down è stata rinviata, a mercoledì 8 luglio alle ore 12 . Per l’occasione la difesa ha chiesto, per verificare i requisiti scriminanti indicati dalla Consulta, l’audizione di un consulente tecnico di parte, il dottor Mario Riccio, l’anestesista di Piergiorgio Welby, marito di Mina, cui ora passa il simbolico ‘testimone’ di questa lunga battaglia sulla libertà di autodeterminazione.



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web