Attenzione
«Nei negozi troppa folla e nessuno fa i controlli»
In piazza Aranci manifestano i “fantasmi” della grande distribuzione «Siamo passati da eroi a scomparsi e quando denunciamo non intervengono»
massa
Mentre l’attenzione di tutti, istituzioni comprese, è sintonizzata catatonicamente sulla vita notturna da regolamentare, nei supermercati e nella grande distribuzione le maglie si allargano, i clienti presenti contemporaneamente nei punti di vendita aumentano e nessuno controlla. E così commessi e dipendenti hanno tolto grembiuli e guanti e si sono infilati un lenzuolo bianco. Come dei fantasmi. «Siamo stati eroi per un mese mentre tutto era chiuso e noi lavoravamo. Non volevamo essere eroi. Ora non possiamo essere fantasmi», dice uno di loro.
A organizzare la protesta, che si è tenuta nella mattinata di ieri, è il sindacato Filcams Cgil. A presentare un quadro della situazione dopo la riapertura - anche se lui specifica che «per questi lavoratori non c’è mai stata una chiusura» - è il segretario Sebastiano Salaro. «Le condizioni di lavoro dei lavoratori del commercio, soprattutto nella grande distribuzione alimentare, non sono in linea con le misure di cautela e prevenzione della salute che andrebbero tenute. Le aziende non seguono alla lettera le indicazioni contenute nel Dpcm, soprattutto per quanto riguarda il contingentamento».
Il problema, in soldoni, è che dentro i supermercati ha cominciato a esserci troppa gente. Contemporaneamente. Ben più di quanta fosse autorizzata a entrare solo qualche settimana fa. E dipendenti avvertono impotenza. «Siamo qui in piazza - continua Salaro - soprattutto per denunciare l’immobilismo di chi dovrebbe controllare. Abbiamo fatto più di una segnalazione al Pisl (Prevenzione igiene e sicurezza nei posti di lavoro, ndr) e alle autorità competenti ma quello che viene fuori è che non ci sono i controlli. Se un lavoratore o una lavoratrice, un delegato o una delegata chiamano le forze dell’ordine per farli andare sul posto, perché si accorgono che c’è troppa gente nei punti vendita, nessuno interviene. Ed è un problema sulla salute e sicurezza sul posto di lavoro. E non solo. Anche dei clienti, visto che il virus non è che abbia smesso di circolare». Secondo Salaro dall’inizio dell’emergenza i casi riscontrati di lavoratori positivi al Covid-19 nella grande distribuzione superano la decina. «E si tratta solo i quelli di cui sono a conoscenza».
Di recente un fortunato articilo del professore associato di biologia dell’Università del Massachussetts, Erin S. Broomage, è stato pubblicato dal New York Times e tradotto in Italia dal Corriere della Sera. Nello studio si indica il posto di lavoro, cosìcome tutti «i luoghi chiusi con scarso ricambio d’aria, o con aria riciclata, e densamente affollati» come i «più rischiosi dal punto di vista del contagio». Nei supermercati, anch’essi presi in considerazione dal biologo come caso specifico, conclude che «il tempo prolungato trascorso nel negozio fa aumentare le occasioni di assorbire una dose di virus pericolosa, e pertanto il suo lavoro è più rischioso».
Ed è proprio uno di loro in piazza ieri, coperto dall’anonimato per timore di ripercussioni, a confidare: «sembra che a un certo punto sia arrivato un ordine, un pulsante premuto. Di colpo poteva entrare più gente. Ci dicono che la regola auto imposta è quella di un cliente ogni 10 metri quadri. Significherebbe 4-5 persona a corsia. Credo che chiunque possa verificare come siano molti di più, anche 20-25 per corsia. E questo succede troppo spesso in ogni negozio». —
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