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Il 25% delle esportazioni dalle cave delle Apuane Ma Verona è al 26%
massa carrara
I dati Istat sul primo trimestre 2020 consentono anche una disamina delle dinamiche del distretto apuo-versiliese. La tendenza indica, in primo luogo un risultato in linea con quanto rilevato a proposito dell’esportazione nazionale della pietra: cioè una sostanziale tenuta per quanto riguarda le Pietre lavorate, dove addirittura il comprensorio Apuo Versiliese spunta una crescita del +4,2%, circa 4,4 milioni di euro in più rispetto allo stesso periodo del 2019. Una performance positiva dovuta principalmente alla provincia di Lucca, che ha visto crescere l’export di 4,8 milioni di euro nel primo trimestre del 2020.
Completamente opposte invece le dinamiche per la Pietra grezza, dove proprio il distretto Apuo Versiliese ha registrato nel complesso un calo di 16 milioni di euro, -28 punti percentuale, una tendenza imputabile alla provincia di Massa-Carrara, che ha visto calare le vendite di materiale grezzo di 15,5 milioni di euro. Discesa dovuto principalmente al mercato della Cina.
La comparazione fra le zone di produzione mostra inoltre che il valore del marmo lavorato proveniente dalle cave di Massa e Carrara costituisce il 25%, cioè un quarto dell’intera produzione italiana destinata all’export. Poco meno di Verona, che partecipa all’export per il 26% del totale. A livello di distretti, quello apuo-versiliese (Massa, Carrara, Lucca e La Spezia) è al 35,5%; quello veneto (Verona, Vicenza e Padova), al 30,5%. Per quanto riguarda le pietre e le polveri Massa Carrara produce il 32,3% del valore complessivo dell’export – quasi un terzo del totale nazionale a fronte di un residuo 9,1%. —
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