Il Tirreno

L’Asl: «Così abbiamo gestito le Rsa»

La direttrice generale dell'Asl Nord Ovest Maria Letizia Casani
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La direttrice generale dell'Asl Nord Ovest Maria Letizia Casani

La ricostruzione dal 16 marzo, primo caso positivo, a oggi: in provincia di Massa-Carrara 61 morti, oltre la metà del totale dell'Area Vasta Nord Ovest (113)

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Massa-Carrara

Era il 16 marzo. Nel territorio dell’Azienda Usl Toscana nord ovest si registrava il primo caso positivo di Covid 19 in una residenza per anziani. A tre mesi di distanza, i casi registrati sono stati 345 e i decessi 113 (di cui 44 in Lunigiana, 17 sulla Costa, in totale 61, quindi oltre la metà del totale), su una popolazione di 4.571 ospiti, accolti in 119 residenze sanitarie per anziani (Rsa), 8 residenze sanitarie per disabili (Rsd), 13 comunità alloggio protette e altre 4 strutture a bassa intensità assistenziale. Oggi sono rimasti in 26 gli ospiti delle residenze assistite ancora positivi al Covid. Ad infettarsi è stato il 7,5% dei pazienti ricoverati, 345 su 4.571, di cui 206 sono guariti, pari a quasi il 60%. Sono questi i numeri - come si spiega in un comunicato - su cui si riflette in via Cocchi, sede del centro direzionale dell’Azienda Usl Toscana nord ovest, quando si tirano le somme delle misure messe in atto per arginare la diffusione del Covid 19 nelle Rsa in provincia di Pisa, Livorno, Lucca e Massa-Carrara.

«Abbiamo messo in campo uno sforzo eccezionale per ridurre al minimo i contagi nelle Rsa – spiega Maria Letizia Casani (foto a destra), direttore generale dell’Azienda- ed è servito un autentico gioco di squadra, a più livelli». «Come azienda - aggiunge - abbiamo messo in atto le prime precauzioni già da febbraio e quando il primo contagiato è stato rilevato abbiamo attuato nel più breve tempo possibile le misure previste dai protocolli. Dal 30 gennaio, infatti, avevamo il protocollo aziendale di gestione dell’emergenza Covid 19 e dalla fine di febbraio avevamo già limitato gli ingressi in Rsa ai familiari dei pazienti, fino alla chiusura totale alle visite a partire dai primi di marzo, con check point per monitorare costantemente gli accessi del personale e dei fornitori. A fine marzo abbiamo dato un’ulteriore stretta: via allo screening a tappeto, con tamponi e test seriologici, a tutti gli ospiti e a tutto il personale delle Rsa. Ad oggi, abbiamo effettuato 5.583 tamponi e 3.980 test seriologici sugli ospiti, 5.015 tamponi e 4.240 test seriologici sul personale”.

Come ricorda Laura Brizzi, direttore dei servizi sociali - «dal 19 marzo monitoravamo ogni giorno il numero di contagi e di decessi in Rsa». E la situazione si rivela più critica in alcune strutture nelle province di Massa-Carrara e Lucca, dove per altro il contagio è stato più forte anche sul territorio, ma non mancano casi nel pisano e nel livornese. L’Azienda subentra quindi nella gestione di tredici strutture residenziali socio-sanitarie; nella nostra provincia, Villa Andrea a Massa, Villa Angela a Bagnone, Fontana d’Oro a Fivizzano, la Sempreverde a Massa, il pensionato Madre Cabrini a Pontremoli. E decide di trasformarle tutte in strutture dedicate a pazienti Covid 19. «Si tratta di una fase delicata: trasferire anziani con patologie croniche e fragilità cliniche è un compito che richiede professionalità. In questo caso era assolutamente necessario per preservarne la salute. Solo in Lunigiana sono 72 i trasferimenti effettuati dal 118 con il massimo livello di precauzione».

Dal 16 aprile - si sottolinea nel comunicato - l’Asl avvia «un’innovativa procedura di sorveglianza specialistica avanzata per le persone assistite nelle strutture socio-sanitarie, a partire dalle Rsa. È il programma Sorveglianza Covid Long Term Care.


«Per prima cosa abbiamo avviato uno screening infermieristico delle persone assistite per valutarne la fragilità ed il rischio di deterioramento clinico, sia dei positivi al Sars-CoV-2 che dei negativi – spiega Tommaso Bellandi, responsabile della struttura Sicurezza del paziente, proseguendo l’analisi delle strategie messe in campo di cui scriviamo anche a lato - e tutti i dati sono stati inseriti in un apposito applicativo sanitario. Per i casi considerati a maggior rischio di evoluzione negativa sono stati attivati, su indicazione della direzione sanitaria, i “Team Covid”. Un medico specialista dell'emergenza e infermiere, coordinati dal 118, si sono recati nelle strutture residenziali per condurre, sui pazienti selezionati, un approfondimento clinico che prevede: esame obiettivo, ecografia polmonare, eventuale emogas analisi e rivalutazione dei parametri vitali. Senza spostarli dalla Rsa, ai pazienti più fragili è assicurato un intervento di livello ospedaliero, direttamente nelle strutture di residenza, per diagnosticare e trattare problemi polmonari e di saturazione riconducibili ad infezione da Covid. Dal 16 aprile ad oggi il programma di sorveglianza Covid ha lanciato due round di controlli. Il primo si è concluso con 3.048 ospiti valutati, di cui 266 poi visitati dai Team Covid con 14 missioni effettuate. Il secondo round è in corso: 3.257 gli ospiti valutati, 93 quelli visitati dai Team Covid con 3 missioni effettuate fino ad oggi».
Inoltre, con l’istituzione delle Usca (le Unità speciali di continuità assistenziale) iniziano anche le visite in Rsa per gli ospiti. Ad oggi sono stati 2.308 gli interventi effettuati. “In tutta la fase di emergenza abbiamo lavorato a stretto contatto con gli Uffici zonali di Igiene e sanità pubblica, le unità funzionali di Cure primarie e il Dipartimento infermieristico – dice Lorenzo Roti, direttore sanitario – per assicurare il monitoraggio costante degli ospiti delle Rsa. Il nostro lavoro si è concentrato nel mantenere il più possibile lontano dalle Rsa il Covid 19 mentre nelle residenze in cui è entrato abbiamo proceduto, in collaborazione con i direttori di zona e supportati dai gruppi di verifica, ad isolare i pazienti positivi da quelli negativi e assicurare loro adeguate cure. Allo stesso tempo l’attivazione dei Team Covid ha consentito di innalzare il livello di sorveglianza clinica e valutazione medica dei pazienti positivi o sintomatici presenti nelle Rsa».


 

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