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il ferito 

«Dimenticare il “volo” sarà molto difficile La mia vita è cambiata»

l.s.
«Dimenticare il “volo” sarà molto difficile La mia vita è cambiata»

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albiano magra

Il primo mese praticamente infermo, costretto a letto dal drammatico contraccolpo dovuto alla caduta nel vuoto quando percorreva il ponte che fu, era alla guida del furgone Bartolini. Il secondo mese passato «nel tentativo di muovermi e tenere a bada i dolori, anche per cercare di dormire». Il calvario di Andrea Angelotti, l’autista non si sa come sopravvissuto al cedimento del ponte di Albiano Magra, è tutt’altro che finito. Anzi.

Il 37enne, residente a Montebello di Fondo, frazione di Bolano in terra ligure, insieme alla moglie Sara e al figlio di 5 anni, si racconta all’emittente ligure Primo Canale a due mesi esatti dal terribile incidente, che ha segnato la sua vita e quella dei suoi familiari. «Ho passato due mesi di riposo assoluto - dice - ho un busto speciale addosso, sto tentando di tornare più o meno alla normalità a livello fisico, ho delle viti nella schiena. Sono stato in pratica un mese intero bloccato a letto, vivevo e vivo in camera in sostanza, mia moglie mi faceva da infermiera. Questa cosa credo di superarla, ma a livello mentale è molto difficile dimenticare un’esperienza del genere».

Sui tempi di recupero, prosegue Angelotti, «sono ancora molto lunghi, ho la frattura di una vertebra e la colonna vertebrale spostata. Avrò altri due o tre mesi di degenza qui a casa, almeno. Poi a inizio 2021 dovrò sottopormi a un nuovo intervento, non perché il primo è andato male, anzi è riuscito perfettamente (si è operato a Pisa, ndr), ma per togliere l’impianto che ho nella schiena». Avrà ancora molto da soffrire il corriere Bartolini miracolosamente scampato a fine peggiore quando il viadotto di Albiano si è frantumato su sé stesso precipitando nel fiume Magra.

«Da quel giorno la nostra vita è cambiata - gli dà manforte la moglie Sara - io sto facendo l’infermiera 24 ore su 24, oltre che la mamma di nostro figlio. Tutto questo è un “tuffo” in una realtà mai vissuta, tra alti e bassi». C’è spazio anche per qualche considerazione su cosa sarà della viabilità della zona, ponte o no, rampe per l’A/15 o no. «Il traffico era tutto dirottato su quel ponte, abbiamo visto adesso che con la strada della Ripa chiusa per un giorno solo è stato un disastro». Insomma, è un altro appello a fare presto. — l.s.

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