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Diffamò Guelfi, condanna confermata a Stefano Benedetti

Diffamò Guelfi, condanna confermata a Stefano Benedetti

Massa, il pronunciamento della Cassazione

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Massa
È diventata definitiva la condanna per diffamazione a carico di Stefano Benedetti, presidente del consiglio comunale. Siamo nel 2015, quando il giudice Ermanno De Mattia con un decreto penale aveva condannato l’allora consigliere comunale Stefano Benedetti a pagare quattrocento euro per risarcire il responsabile del canile di Montepepe, Roberto Guelfi. Secondo l’accusa Benedetti lo aveva insultato su Facebook con un epiteto decisamente forte e poi lo aveva calunniato dicendogli che non amava gli animali. Uno scambio pubblico che avevano letto in molti. Il politico aveva impugnato il decreto penale, ma a luglio 2015 era stato nuovamente condannato a pagare la stessa cifra. La Corte d’Appello di Genova, due anni dopo, aveva confermato la sentenza del gip, giudizio abbreviato.
Contro la sentenza d’appello, Benedetti aveva proposto il ricorso in Cassazione, facendo riferimento fra l’altro al mancato accoglimento del legittimo impedimento a comparire del difensore, determinato da motivazioni personali. Il ricorso va dichiarato inammissibile, spiega la Cassazione, «stante la manifesta infondatezza del motivo che lo sorregge».
«Ed invero l'istanza con cui il difensore chiedeva il rinvio della trattazione dell'udienza del 12.7.2018 innanzi alla corte di appello, per come riportata in ricorso, risulta assolutamente generica (e, pertanto, non poteva essere accolta), limitandosi in essa il suddetto difensore a rappresentare di non essere in grado di comparire». E ancora: «Come affermato, infatti, dall'orientamento dominante nella giurisprudenza di legittimità, solo l'impossibilità per l'imputato o per il difensore di comparire in giudizio, se non a prezzo di un grave e non altrimenti evitabile rischio per la propria salute, integra l'ipotesi di legittimo impedimento a comparire, che impone il rinvio dell'udienza». Tale, si fa notare, non era la situazione in cui versava il difensore del Benedetti, come rappresentata in appello e «come correttamente rilevato dalla corte territoriale».
Quindi, condanna confermata: e Benedetti dovrà pagare 3mila euro alla cassa delle ammende.<QM>M.B.

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