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La storia di “Simo” ed Elsa, tra integrazione e solidarietà

Gianluca Uberti
La storia di “Simo” ed Elsa, tra integrazione e solidarietà

Semou, 36 anni, è arrivato dal Senegal: da un anno guadagna 1.200 euro per seguire una 20enne disabile. Un rapporto che non si è interrotto nel lockdown

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Gianluca Uberti / aulla

Una bella storia di amore e solidarietà. Ma anche di riscatto e integrazione sociale. Perché capita di partire da zone del mondo dove la fortuna passa ed è passata molto di rado, come l’Africa, arrivare qui su un “barcone” e trovare un’occasione per mostrare quanto si vale. Certo, occorrono anche gli incontri giusti.

Ed è stato decisamente di buon auspicio per il 36enne Semou Diouf, proveniente dal Senegal, avere incrociato la propria strada con quella di Manuela Bondielli, la quale ha dedicato tutta la vita alla figlia Elsa, gravemente disabile, arrivando a presiedere un’associazione che porta il suo nome, “Amici di Elsa”, appunto. Elsa ora è una giovane donna di 20 anni, li ha compiuti martedì 2 giugno, è nata con una sindrome unica al mondo. Non ha speranze, dicevano. Oggi, invece, vive felice, dopo aver ricevuto costose cure, grazie alla solidarietà di tante persone. Ma lasciamo la parola a Manuela Bondielli, che ci racconta una storia a tratti commovente dal lieto fine. Non prima, però, di avere ringraziato la Regione Toscana e la Società della Salute della Lunigiana.

«Sono questi due enti che mi hanno permesso di potere pagare il lavoro che sta facendo Simo, così lo chiamiamo tutti, italianizzando il nome, contribuendo con mille euro, il massimo consentito, al contratto di lavoro da mille e 200 euro al mese che ho voluto per lui - dice Bondielli - in particolare, voglio ringraziare le dottoresse Daniela Ghelfi e Angela Neri, le quali si sono rese conto subito delle necessità di mia figlia». Ma in cosa consiste il lavoro di Semou Diouf a beneficio di Elsa? «Prima di questo, voglio ripercorrere brevemente – spiega ancora – la sua storia per fare capire quanto è preziosa questa persona. Simo era arrivato in Italia circa 3 anni fa a bordo di un “barcone” ed era venuto in contatto con la mia associazione, che si era occupata anche di migranti e del loro inserimento in società. È un uomo taciturno ma dal grande cuore Simo e ha da subito legato con Elsa, la curava e la seguiva come fosse una sorella, la faceva camminare tantissimo, in modo che non perdesse la motricità, e continua a farlo». Aggiunge: «All’inizio ha fatto del volontariato, poi ho deciso, circa un anno fa, che fosse giusto regolarizzarlo con un contratto ad hoc da 1.200 euro al mese, che beneficia di un contributo di mille euro da parte della Società della Salute Lunigiana grazie ad una legge sulle grandi disabilità».

Un contributo di grande importanza, che non ha mai cessato di arrivare anche durante i mesi di quarantena forzata per far fronte al coronavirus: «È per questo che ringrazio di cuore Regione e SdS, perché senza questo contributo non sarei riuscita a onorare il contratto nei mesi scorsi. Con il rischio che venisse a mancare il lavoro di Simo a beneficio di mia figlia, con il rischio che Elsa perdesse massa muscolare a causa di una forzata inattività. Fortunatamente, questo non è accaduto, Simo ha potuto continuare a lavorare con mia figlia – prosegue sul filo dell’emozione Manuela Bondielli – e non si è reso necessario un periodo di riabilitazione». Semou Diouf ora vive a Surrogati, come tutti, ad Aulla, chiamano quartiere Gobetti, dove ha preso un piccolo appartamento in affitto, e spesso va a piedi fino alla Filanda (il quartiere della Ragnaia) per assistere Elsa a casa. «In Senegal ha una moglie e due figlie, e stiamo cercando di farle venire in Italia. Se lo merita di potere averle accanto il nostro Simo, gli vogliamo un gran bene, sta attento a Elsa come e, a volte, più di me, se ne accorge subito se c’è qualcosa che non va», conclude commossa mamma Manuela.

Perché vedere sorridere la propria figlia è il sogno di ogni madre. Ancora di più se questa si chiama Elsa ed è nata con una grave forma di disabilità. Ma, fortunatamente, ci sono ancora persone che provengono da luoghi lontani e attraversati da privazioni inenarrabili per noi occidentali, persone che hanno uno splendente sole interiore da regalare, come Semou Diouf. —

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