Il Tirreno

le voci dei cittadini 

Ponte da abbattere, cittadini di Avenza in rivolta: "Soldi buttati via»

F.V.
Ponte da abbattere, cittadini di Avenza in rivolta: "Soldi buttati via»

Abitanti e commercianti in assemblea ospiti del parroco: «Vendiamo cara la pelle: devono garantire investimenti». Molti sono pessimisti: «Purtroppo non servirà neppure incatenarci...»

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AVENZA. Sono state molte le voci avenzine che, avvicendandosi al microfono l’altra sera, si sono fatte sentire per protestare contro l’abbattimento del ponte di via Giovan Pietro: commercianti e semplici cittadini, a Casa Pellini di Don Marino hanno lanciato il loro grido di aiuto con compostezza ma grande determinazione, tanto che molti di loro si sono detti pronti a incatenarsi. La data del 15 giugno, per la quale è prevista l’apertura del cantiere, è inesorabilmente vicina e la parte storica di Avenza resterà, se non cambieranno i programmi, chiusa per mesi, imponendo ulteriori sacrifici alle attività già in ginocchio. Contestata anche la defezione degli amministratori invitati ma non arrivati: inutile anche il tentativo di raggiungere al telefono il Vicesindaco.

Graziana Pacetti è di Avenza, si muove sulla carrozzina e per lei attraversare il ponte Giovan Pietro già con questa pendenza è come scalare una montagna: «È già una barriera architettonica, è veramente ripido e ha marciapiedi altissimi-ha osservato parlando davanti a tutti- non so se hanno preso in considerazione che non è un ponte in aperta campagna ma un ponte cittadino: forse ad alzare un ponte ci guadagnano più che tenerlo pulito e drenare il fondo. Non si pensa al bene della gente! Che la gente di Avenza si incateni: che non lo facciano alzare e che lo facciano pulire!» ha esclamato Graziana.

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Michela Pinelli invece è una negoziante, il suo negozio di articoli da regalo si trova all’angolo tra Via Carriona e Via Gino Menconi: «Ho una grossa sfiducia e rabbia: sto sanificando i tre locali e ho incognite non indifferenti a fronte di costi certi: avevo fatto un investimento e ho aperto un negozio ma se quando riapro mi trovo ad avere metà clientela bloccata? Se uno deve prendere un oggetto grande va da un’altra parte perché con la macchina non può venire –fa notare Michela Pinelli toccando poi alcune ferite aperte dell’Amministrazione in corso: il Consiglio dei Cittadini chiuso dai Cinquestelle e la vicenda dei pini fatti abbattere l'anno scorso-io ho diritto a essere informata come cittadina: una volta esistevano le circoscrizioni che erano un filtro, ora non c’è più niente. Come hanno tagliato i pini anche se si sono incatenati, abbatteranno anche qua: il problema è che manca un interlocutore e non è una questione di colori politici: che scrivano nero su bianco che realizzeranno investimenti su Avenza: perché devo andare a Sarzana per fare una passeggiata? Qua non c’è nulla perché non favoriscono nulla!».

A proposito di Consigli di Cittadini, a portare la propria solidarietà anche un paio di marinelli: Paolo Cucurnia e l’ex Consiglio dei Cittadini di Marina con la sua Presidente Lara Benfatto, la quale invece ha ricordato come attraverso il Consiglio chiamarono l’ing Gennarino Costabile, dirigente regionale responsabile del Progetto di messa in sicurezza idrogeologico del torrente Carrione, a Carrara per illustrare il progetto. Non poteva poi mancare la voce storica di Avenza con Pietro di Pierro che lamenta: «Ora hanno rifatto i calcoli ma chi paga? Il contribuente! Se rifanno il ponte vuol dire che con i lavori del 2005 hanno toppato. Penso che la Regione sia molto lontana da noi: pensano che Aulla sia in Liguria, confondono Massa con Carrara, ma il problema non è la trave del ponte, è che l’alveo è cresciuto: l’alveo è pensile rispetto al territorio! Ci sono almeno 3 m da poter sbucare e fare la canaletta di magra: una golena ad imbuto come fanno da altre parti». Lo storico ha anche ricordato come negli anni 70 si fosse sviluppata nelle segherie la produzione di lima di granito che è ferrosa e che si è appatonata in fondo: «Ci vuole il piccone adesso e in più è altamente tossica e i costi per smaltirla sono altissimi» ha fatto notare. E di analisi da commissionare all’Arpat per bonificare il letto del Carrione ha parlato anche Carlo Boni, avenzino adottato ed ex consigliere comunale che parla esplicitamente di territorio abbandonato e del grave rischio di chiusura per molte attività: «I 70 cm da portare via dal letto del torrente ogni anno non li hanno portati via: se andiamo avanti così chiudiamo tutto!».

Chiara, un’altra cittadina di Avenza: «I lavori e i cantieri aperti sull’argine sinistro del Carrione, proprio davanti all’argine destro crollato-ha raccontato- sono aperti da prima del lockdown: non sono ancora ripresi e speriamo che riprendano presto. Questo per dire come ci sono già altri lavori sull’argine per mettere in sicurezza il fiume. Chiudere adesso significa creare difficoltà a cittadini e attività».

La Proloco, con Claudio Poletti, e un altro avenzino doc, il dottor Franco Fambrini hanno poi proposto dei ragionamenti dando ormai per inevitabile la demolizione. Poletti suggerisce di formare un comitato per sorvegliare che il rifacimento del ponte non porti al ripetersi di marciapiedi altissimi, mentre il dottor Fambrini ha criticato duramente il sindaco, guadagnandosi gli applausi: «Che di rappresentanti amministrativi non ne venga nemmeno uno alla riunione, fa schifo anche dal punto di vista umano e del rispetto delle persone». Il medico ha poi aggiunto: «Non so se il ponte sia così pericoloso o debba solo essere drenato, ma nel momento in cui ci dovessero dire che non ci sono alternative: vendiamo cara la pelle e pretendiamo in cambio investimenti e spazi: parcheggi che non ci sono, il mercato coperto che sta cadendo a pezzi: ci vogliono impegni scritti!» ha esortato. F.V.
 

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