Il Tirreno

«I nidi non sono parcheggi per bimbi»

Sulla riapertura a settembre, ancora senza regole chiare, intervengono l’attivista di Possibile Paola Boggi e la Cisl Fp

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Di apertura dei nidi, dei problemi correlati e delle difficoltà di un intero settore si parla da tempo. Con molti argomenti e poche azioni. E a tentare di portare una riflessione e alcune proposte sono la Cisl Funzione Pubblica e l’educatrice del comune di Massa e attivista di Possibile Paola Boggi.

«Uno degli argomenti in top trend degli ultimi giorni è come riaprire le Scuola e i centri educativi per l’infanzia. Si parla, anche nelle ultime misure normative, di entrate scaglionate e di piccoli gruppi: numero massimo di bambini per educatore, triage all’entrata con disinfettante e scanner per la temperatura. Spazi che diventano arcipelaghi con isole circondate dal mare della distanza sociale. L’ossimoro della negazione della socialità negli spazi e nei tempi educativi dimostra in partenza la criticità di ogni proposta sul tema. A parte l’ovvia considerazione sulla fattibilità utopistica di queste soluzioni, quante educatrici ci vorrebbero? Quanti metri quadrati per spazio? Quali ambienti? », scrive Boggi.

«Gli enti locali potranno essere in grado di garantire assieme qualita’ dei servizi e sicurezza?», si domanda l’educatrice. «In tutte le proposte sul tavolo vedo solo un riaffermarsi della esclusiva funzione assistenzialistica. Siamo certi che queste scelte “estive” stiano a significare che stiamo pensando ai bambini? Che ci stiamo occupando di loro? A me pare che questo tema non venga affrontato dal loro punto di vista, mettendoli al centro, ma, come sempre, dal punto di vista degli adulti e, in particolare, degli adulti lavoratori. Quindi dal punto di vista economico. Leggo articoli e commenti di preoccupazione per i genitori che non sanno dove “mettere i figli”, si pensa alla riapertura delle scuole e dei nidi in funzione socio economica. Preoccupazioni giuste, ci mancherebbe. Ma la funzione educativa? E i bisogni dei bambini? Forse sarebbe il caso di coinvolgere le educatrici nella progettazione della riapertura, in quanto sono le sole ad avere la consapevolezza, derivata dalla pratica quotidiana, delle criticità presenti nei rispettivi servizi educativi».

«Si parla della riapertura a settembre dopo tre mesi di lontananza e non si sottolinea il bisogno dei piccoli di un nuovo ambientamento. Questo significa alla riapertura, che qualcuno ipotizzava per giugno, sarebbe necessario solo a questo fine, con uno dei genitori in presenza, con una frequenza limitata ad un’ora destinata ad allungarsi piano secondo le risposte dei bambini», spiega Boggi. «Quando parlate di tutte queste proposte “estive” vi pregherei di chiamarle con un altro nome. Potrebbe sembrare una questione di forma, ma come spesso accade, si tratta di una forma sostanziale. Si tratta dell’affermazione e la tutela di un principio. Il nido è un luogo educativo spazio temporale dove la strutturazione degli ambienti fa parte del progetto educativo, così come la progettazione delle routine. Senza questi elementi è qualcos’altro», aggiunge.

In chiusura il segretario della Cisl Fp, Enzo Mastorci: «Rimane centrale il ruolo delle Educatrici che non sono baby sitter. Fin dal Nido si intraprende un percorso formativo ed educativo che traccia le linee della nostra società futura . È necessario aprire tavoli di confronto, recepire le istanze delle educatrici che hanno sempre svolto con enorme partecipazione la loro professione e prepararsi alla riapertura che non potrà essere calata dall'alto. Settembre è troppo vicino per attendere ancora». —

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