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L'infermiere ribelle: «Non ho diffamato l’Usl, ho detto la verità sul Covid-19»
Dovrà comparire il 9 giugno di fronte al consiglio disciplinare. «Racconterò quello che si sa e cioè la mancanza di protezioni per i lavoratori della sanità»
MASSA,“Meno bavagli, più mascherine”: è scritto così sul cartellone che ieri mattina alcuni cittadini massesi hanno mostrato in solidarietà dell’infermiere Marco Lenzoni, durante un sit in davanti al teatro Guglielmi di Massa. Solidarietà perché il 9 giugno Lenzoni, colpevole secondo la Usl Toscana nord ovest di aver diffamato l’azienda durante i mesi di lockdown, dovrà presentarsi davanti al consiglio disciplinare.
«Solidarietà all’infermiere Marco Lenzoni che si troverà davanti a un consiglio disciplinare per non avere rispettato “il patto di fedeltà aziendale” e che continua a metterci la faccia e a gridare con noi a gran voce la verità che non vogliono farci sapere, sulle scarse misure sanitarie, e sul clima, degno di un regime, che c’è dentro le strutture sanitarie». Così commentano i partecipanti al sit in di ieri mattina.
E Lenzoni, munito di megafono, ha ribadito la sua posizione e dichiarato di non avere nessuna paura, perché a suo avviso sta dicendo, da mesi ormai, «soltanto la verità». Lenzoni, lo ricordiamo, aveva scioperato “al contrario” contro le scarse misure di sicurezza e Dpi di cui infermieri e inservienti venivano dotati all’interno dell’ospedale di Pontremoli, dove lui lavora. Inoltre aveva denunciato la mancanza di misure di sicurezza, mascherine e distanza, anche nel bar dell’ospedale, rimasto sempre aperto. La Usl lo aveva immediatamente richiamato all’ordine e convocato al consiglio di disciplina.
Per Lenzoni è subito partita una petizione «contro gli obblighi di fedeltà aziendale» che ad oggi ha raggiunto 5.000 firme e numerosi infermieri, sparsi in tutta Italia, si sono schierati per la sua causa. Il prossimo presidio in sua solidarietà si terrà a Livorno.
«Io sono nel giusto – dichiara Lenzoni – ho denunciato carenze e inadeguatezze di dispositivi di protezione individuale che tutto il personale sanitario italiano stava soffrendo. E i risultati si sono visti: 30mila contagiati, il 13% dei totali. Cose dette anche da Cgil, Cisl e Uil che scrissero al Prefetto di Massa Carrara per denunciare le stesse cose. Questo dirò il 9 giugno. Le verità che ho denunciato erano sotto gli occhi di tutti». –
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