Attenzione
Anche l’attrice apuana Berti scrive al presidente Mattarella
mASSA-CARRARA
Lettera aperta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella da parte di numerosi lavoratori del mondo dello spettacolo, tra cui anche l'attrice apuana Alessandra Berti.
«Egregio signor presidente, siamo professioniste e professionisti della cultura e ci riconosciamo negli art. 4, 9 e 33 della Costituzione Italiana - inizia la missiva - lamentiamo da anni una situazione di grave impoverimento di tutto il settore. La crisi è precedente all’attuale stato di emergenza; da anni ci sentiamo sviliti dalle Istituzioni del nostro Paese, ignorati e inascoltati nelle nostre legittime istanze. Istanze che parlano di dignità della Cultura, dignità dell’Arte, dignità del Lavoro. Istanze che parlano della nostra dignità di persone che contribuiscono, con il loro lavoro, alla crescita del paese dal punto di vista sociale ed economico. Siamo uniti nella convinzione di meritare per noi tutti un sistema equo ed equanime di accesso alla Cultura affinché si possa superare l’attuale sistema che impone al comparto culturale il rispetto di parametri aziendalistici ed economici. L’ingerenza dell’Economia liberale ha distrutto in questi ultimi anni gran parte del patrimonio immateriale del nostro Paese portando al collasso e al fallimento l’intero settore. Un fallimento che ricade integralmente sulle lavoratici e sui lavoratori della cultura, storicamente e ingiustamente privi di adeguate tutele. Gran parte di noi, Sig. Presidente, versa in condizioni disperate. Sogniamo di vivere in un Paese nel quale l’aspetto immateriale della cultura venga riconosciuto come motore di una imprescindibile crescita individuale e collettiva tale da farsi pro-motore del senso di Comunità in nuce alla costituzione di una società civile. Abbiamo vissuto e viviamo ancora in una paradossale realtà dove ogni cosa è quantificata e mercificata. Nel giorno della Festa nazionale della Repubblica ci appelliamo a lei, signor presidente, affinché possa contribuire a rendere dignitosa la vita lavorativa sociale e civile di ciascun Professionista della Cultura». —
sara lavorini
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