Toscana
Timori ambientali: quella marmettola minaccia le falde
Ecco cosa segnalano i cittadini all’Arpat. In primo piano i rischi per l’acqua e i cattivi odori tra Carrara e Massa
massa carrara
I cattivi odori del Cermec e del Lavello, tra Carrara e Massa, e quelli nella zona del Lago di Porta a Montignoso E tante preoccupazioni per l’ inquinamento delle falde alle cave. Sono queste le principali criticità ambientali segnalate dai cittadini (o da comitati) che, nel corso del 2019, hanno fatto segnalazioni all’Arpat, l’Agenzia di protezione ambientale della Regione. È l’Arpat stessa a fornire questo spaccato di “criticità”.
Cinquantanove segnalazioni
Lo scorso anno dalla provincia di Massa Carrara sono arrivate 59 segnalazioni. I problemi evidenziati con maggiore frequenza riguardano le emissioni in atmosfera e scarichi idrici, subito a seguire si trovano: rumore, abbandono di rifiuti, coperture in amianto e richieste di verifiche autorizzative di attività.
marmo e inquinamento
Per quanto riguarda le cave, il "Progetto speciale Cave", voluto dalla Regione toscana, ha impegnato ed impegna tuttora Arpat. Si tratta di un'attività di natura straordinaria di controlli nei siti estrattivi del distretto apuo-versiliese e i monitoraggi delle acque e sorgenti del comprensorio apuano attraverso analisi chimiche con cadenza mensile e con il monitoraggio in continuo di sorgenti e corsi d'acqua mediante centraline in grado di fornire dati anche sulla torbidità, al fine di monitorare il fenomeno di intorbidamento. La polvere da taglio, derivante dalle attività di lavorazione in cava e dallo sgretolamento dei detriti, è trascinata dalla pioggia, durante gli eventi meteo piovosi, nelle acque superficiali e nelle acque di falda intorbidandole.
Cave: no idrocarburi
Poi, c’è il timore, espresso in diverse segnalazioni, di inquinamento delle falde derivante dall'utilizzo di grasso nelle lavorazioni; una pratica peraltro prevista negli atti autorizzativi delle cave. Ad oggi, rileva Arpat, «non risultano superamenti rispetto ai limiti di legge di specie chimiche quali metalli pesanti o idrocarburi nei controlli effettuati alle sorgenti naturali e anche alle sorgenti captate per uso idropotabile e, quindi, si esclude un inquinamento chimico significativo delle acque».
Il pericolo è la marmettola
Il problema dell'intorbidamento e inquinamento fisico delle acque, invece, esiste. Eccome. Scrive in proposito Arpat: «I sedimenti delle cave, dilavati, trasportati e sedimentati negli alvei dei torrenti, intorbidano le sorgenti, anche quelle captate per uso idropotabile. Tali particelle in sospensione vengono eliminate durante i processi di potabilizzazione, a monte dell'immissione in rete; per i corsi d'acqua permangono però gli effetti sull'ecosistema e la vita di animali acquatici, per l'alterazione soprattutto dell'habitat naturale».
Nel 2017, è stato avviato un progetto, di concerto con il Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Firenze, per lo studio dei sedimenti e rifiuti di lavorazione del bacino marmifero apuano, nel quale vengono studiate le componenti dei sedimenti prelevati nel substrato dei torrenti, in sospensione nei corsi d'acqua e alle sorgenti e anche direttamente in cava laddove a monte siano presenti bacini estrattivi con ampie disponibilità di sedimento fine.
Che puzza al lago di Porta
Nel comune di Montignoso sono rilevanti le segnalazioni inviate all’Arpat per maleodoranze persistenti e frequenti nella zona del Lago di Porta. Nel periodo 2018-2019 è stata effettuata, nell'ambito di una convenzione con il Comune di Montignoso, anche una campagna di misura da parte del Centro Regionale Tutela della qualità dell'aria di Arpat. Le misure sono state organizzate in tre postazioni nelle vicinanze del lago: Via del Pero angolo Via del Lago;Via Bregoscia angolo Via Grillotti; Area Polo Produttivo - Statale Aurelia. La campagna ha avuto una durata di circa due mesi, durante il monitoraggio – spiega Arpat – è stato misurato l'idrogeno solforato, quale tracciante delle emissioni odorigene, e sono stati registrati i parametri anemometrici. L'inquinante idrogeno solforato, sonpo le conclusioni dell’Agenzia «sicuramente caratterizza le emissioni odorigene nell'area del Lago di Porta, almeno nel periodo estivo. Le valutazioni sono relative a tempi di mediazione adeguati per i confronti dei livelli di idrogeno solforato con i valori di soglia. Per quanto rilevato nella campagna, non sono stati osservati apporti antropici alle maleodoranze». —
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