Gioco
«Riaprite i centri diurni per i malati di Alzheimer Noi familiari abbandonati»
carrara
Dimenticare chi dimentica è un’altra delle aspre lezioni che l’impreparazione all’emergenza coronavirus imprime sui corpi più deboli della società. Mentre si raggiungono le tappe programmate per le riaperture di bar, ristoranti, palestre, centri termali, rimangono ancora chiusi i centri diurni per i pazienti afflitti da Alzheimer. Pazienti complessi, rapinati dalla malattia del loro vissuto, affidati giorno e notte a familiari esausti, spesso anziani, che aspettano un cenno dalle istituzioni. «Ci dicono dall’Asl che è un problema di linee guida mancanti dalla Regione - ci spiega uno di questi - ma a noi familiari devono aiutarci. Abbiamo bisogno è risposte da chi può e deve darle».
Non riportiamo il nome di chi rivolge questo appello, un omissione che chi legge comprenderà, dovendo tutelare i diritti di una persona malata. Al padre, ex operaio, appassionato di montagna, viene diagnosticata la malattia e comincia a cambiare. La nebbia lo avvolge, una parte sempre crescente di quel che è stato, di quel che ha fatto, gli è preclusa. «È sempre stato un uomo molto attivo - racconta il figlio - e un uomo buono. Ha bisogno di fare qualcosa e il centro diurno era il suo impegno. Si sveglia di notte, ogni notte, per prepararsi e andare. Quando era aperto lo accompagnavamo io e mio fratello. Da tre mesi è così e mia madre, che ha passato gli 80, è esausta».
«Il Centro Diurno Alzheimer è chiuso, in ragione del distanziamento sociale, da quasi tre mesi e le famiglie praticamente abbandonate a se stesse aspettano decisioni e provvedimenti di riapertura che non arrivano. Nel frattempo, solo qualche telefonata, cui siamo grati, da parte di alcune operatrici del Centro con le quali, negli anni, i famigliari hanno condiviso problemi e, a volte, piccole soddisfazioni relative a qualche miglioramento», racconta il figlio.
Di certezze al momento non ce ne sono. In questi giorni alcune proposte sono arrivate ai familiari di vari pazienti con Alzheimer per trovare delle soluzioni tampone. Come mandare operatrici in casa, idea declinata per il rischio contagio.
Gli ostacoli principali sono due: il distanziamento e il trasporto dei pazienti da casa al centro, dove trascorrono la giornata. Un’idea percorribile è quella di cominciare con i malati meno problematici da gestire, in modo da poter rispettare le norme sul distanziamento che chiaramente non andrebbero eluse. «Per il trasporto penso che possiamo organizzarci noi familiari», continua il figlio.
«Per tutta l’emergenza Covid e chissà per quanto ancora dovremo-potremo noi, famigliari e malati, o meglio noi famigliari malati, continuare a non-vivere in questo abbandono. Per quanto tempo ancora i congiunti chiusi nella gabbia della dimenticanza potranno continuare a supplire a mancanze e ritardi. Comprendiamo le difficoltà abnormi di uomini e istituzioni, di fronte alla improvvisa disgrazia capitataci con la pandemia che, si dice, in grado di colpire tutti ugualmente. Che differenza però,» conclude amaro. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
