Il Tirreno

l’iniziativa 

E l’appello anti-tagli raccoglie 350 firme in pochissime ore

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massa carraRA

Ha raccolto 350 firme in pochissime ore (il conteggio è aggiornato alle 14 di ieri) l’appello lanciato da un gruppo di insegnanti per scongiurare i tagli alla scuola apuana. Il segno di quanto sia sentita la questione.

«Come cittadini e lavoratori della scuola ci troviamo di nuovo di fronte alla drammatica realtà: l’istruzione è sempre fanalino di coda, un comparto svalutato da una politica miope che non considera la formazione delle nuove generazioni un settore prioritario per il paese», scrivono i promotori dell’appello: Lorenzo Manfredi, docente Liceo Rossi- Pascoli; Luca Marzario, docente precario; Rosanna Liggio, docente Liceo Rossi- Pascoli,Chiara Rivieri, docente precaria.

«Riteniamo la decisione di ridurre gli organici gravissima, che dimostra il disinteresse per la scuola tutta e per il nostro territorio nello specifico, visto che i tagli a livello regionale cadranno soprattutto sulle province di Massa Carrara e di Lucca, una ripartizione dei tagli incomprensibile e figlia di chi ha interesse a tutto tranne che al diritto allo studio dei ragazzi e al lavoro dei docenti. Chiediamo: chi ha stabilito queste ripartizioni per gli organici? E in base a quali criteri?» dicono ancora. E poi: «Tagli di classi significa meno posti per i docenti precari, insegnanti qualificati sfruttati da anni e adesso nell’incertezza più nera, tra graduatorie bloccate e concorsi che pretenderebbero di valutare la qualità dei docenti tramite un quiz. Tagli di insegnanti significa l’impossibilità di attuare una didattica seria e non un surrogato di scuola come siamo stati costretti ad attuare in questi mesi così difficili, altro che recupero; tutti i docenti hanno cercato di usare le migliori energie per tenere vicini gli studenti e non aggravare ulteriormente la solitudine e l’isolamento a cui siamo stati costretti dal Covid 19. Ma la didattica a distanza non è scuola e il Governo deve investire, come nella sanità, anche nella scuola pubblica restituendole i soldi sottratti in anni di tagli miliardari. Come sarà possibile rientrare a scuola se non si investe in personale e negli edifici scolastici? La situazione era disastrosa già prima del Covid19; ora Governo ed Enti locali devono affrontare seriamente questo problema, a partire dalla ricognizione di tutti gli edifici sfitti perché docenti, studenti e personale ATA rientrino a settembre in scuole sicure e cioè con spazi maggiori, condizioni dignitose e attrezzature adeguate».

Gli insegnanti invitano tutta la cittadinanza a firmare questo appello e «a partecipare a un dibattito per riportare la scuola al centro dell’interesse e dell’intervento pubblico, a partire dal rivedere le decisioni sugli organici per il prossimo anno». Per sabato alle 17.30, intanto, sulla piattaforma (Jitsi https://meet.jit.si/prioritàallascuola) in contemporanea a molte città italiane nelle quali, si terrà una manifestazione on line per questi stessi obiettivi.

Ma come si fa ad aderire all’appello? Rivolgersi a Lorenzo 349/7553355. —



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