Il Tirreno

«Tante incertezze, ma ci attrezziamo»

Luca Barbieri

Francesco Menconi è il titolare della storica palestra Heavy Work: «L’importante è tutelare anche le persone sane...»

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Carrara

Accessi regolamentati, igienizzanti in sala, le distanze come “ratio” (si passa da uno a due metri mentre si fa attività), spogliatoi da ripensare, un occhio di riguardo all'aerazione e la disinfezione continua di attrezzi e macchine. Non mancano però i dubbi e le preoccupazioni dei titolari. «Fatico a capire come viene applicata la logica delle distanze. Però una cosa è certa, visto che istituzioni ed enti, a partire dal Coni, non ci sono stati vicini in questo periodo, spero che le palestre facciano finalmente squadra tra loro. A ogni modo, come tutti, rispetteremo i protocolli che ci saranno». Parte da qui Francesco Menconi di Heavy Work, storica palestra di viale Zaccagna, nata oltre trent'anni fa. Tre i soci: il fondatore, Giovanni Narra, Walter Dell'Amico e, appunto, Francesco Menconi che lavora presso il centro medico Aequilibrium, ha pubblicato libri e da anni gira l'Italia con il suo tour, “Vivi circadiano”. «L'intento fin da subito è stato quello di divulgare il benessere fisico e motorio, per garantire la sana ginnastica, fatta di corpo e mente. Insisto molto, considerate specialmente certe scelte del governo, sull'importanza dell'attività fisica, ribadita dalle istituzioni internazionali della sanità. In Italia, ricordo, muoiono circa 57 mila persone all'anno per malattie che sono in qualche modo correlate al sovrappeso e alla mancanza di attività. L'Italiano, inoltre, in media, percorre 2 chilometri al giorno a piedi, contro gli 8 consigliati», sottolinea il docente e healt trainer. Prima, quindi, il contesto, le precisazioni, come quella delle «regole da sempre più stringenti per la disinfezione qui in Toscana». Poi i dubbi, i nodi, perché – riflette – «dubito che nelle task-force ci sia qualcuno che conosce il mondo delle palestre o che ci sia entrato almeno una volta». «Aprire con modalità che non supportano le nostre spese – penso ai macchinari, alle utenze, spesso agli affitti e al personale – non sarà di certo vantaggioso». Tra i punti “caldi” ecco gli spogliatoi: prima, chiusi tout court, adesso – dopo le linee guida aggiornate delle regioni – da ripensare a partire dalla questione distanze. Poi i macchinari, gli igienizzanti e i metri, all'interno della struttura, che durante l'attività arrivano a un paio. «Gli spogliatoi diventano indispensabili perché permettono di usufruire della palestra anche in pausa lavoro, per esempio. Se mi blocchi lo spogliatoio, automaticamente comprometti alcune fasce orarie e quindi con che faccia mi parli di ingressi contingentati che poi confluirebbero tutti sul tardo pomeriggio? Poi – va avanti Menconi – il singolo si allena secondo un circuito, utilizzando e alternando più macchinari, seguendo la tabella». «Ci sentiamo un po' abbandonati, perché nessuno pensa all'importanza di palestre che danno lavoro a professionisti qualificati sia in sala, sia con i vari corsi. Invece si lascia spazio all'abusivismo, al “banditismo” ormai dilagante nel settore sul web», rimarca sempre il presidente nazionale Fitness Key System. Insomma, se prima i protocolli erano «proibitivi», ora restano «nebulosi». «Si parlava addirittura di mascherina. Ecco, noi abbiamo fatto una prova: sotto sforzo limita lo scambio ventilatorio con un aumento dell'anidride carbonica. Forse dovrebbero ricordarsi anche di tutelare i sani...».

Luca Barbieri

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