Il Tirreno

Il futuro incerto dello sport giovanile «Siamo a rischio, servono sacrifici»

Luca Signorni
Il futuro incerto dello sport giovanile «Siamo a rischio, servono sacrifici»

Dalle scuole calcio al volley, pochi soldi e nessun protocollo «Lo stop ci ha tagliato le gambe, le difficoltà sono enormi»

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Luca Signorni /massa-carrara

Dice David Ussi, responsabile del settore giovanile della San Marco Avenza: «Se non ci saranno aiuti da parte della Federazione, la nostra attività potrebbe essere a rischio, non abbiamo un magnate alle spalle». Aggiunge Daniele Tazzini, direttore sportivo della scuola calcio del Ricortola e dell’Atletico Riviera Massa: «Questa inattività ci ha tagliato le gambe, per esempio avevamo organizzato un torneo di calcio femminile e uno per i Pulcini maschile con squadre professionistiche, è saltato tutto, come gli incassi, poi abbiamo il bar chiuso da tempo. Le difficoltà sono enormi».

Il presente è tragico e il futuro è denso di incognite anche per le società sportive, calcistiche e non. Sono centri di aggregazione che coinvolgono migliaia di persone, l’arte pedatoria (per fare un esempio) è solo il pretesto per stare insieme, far nascere amicizie, condividere dei valori. Non sono solo scuole di calcio (di basket o di pallavolo, non fa differenza), sono scuole di vita. Carini i video, i collegamenti con un computer, gli allenamenti individuali a casa, certo strappano un sorriso. Ma non possono sostituire - per migliaia di ragazzi e per gli adulti che li seguono - la bellezza e l’emozione di fare la borsa e correre al campo o in palestra. Ecco, è due mesi che tutto questo manca, e chissà se tornerà nel breve tempo, e con lo slancio di prima. «Una cosa è certa: ripartiremo, non ci fermeremo - prosegue Ussi - i dubbi sono legati ai protocolli di sicurezza e alle nuove disposizioni, il calcio è uno sport di contatto, ci sarà da capire come poter fruire dei nostri spazi. Le persone che credono in questo progetto dovranno comunque fare dei sacrifici. I soldi mancheranno, ci sono sempre da pagare le utenze del centro sportivo alla Covetta, nel nostro caso poi è rimandato a data da destinarsi il progetto da 500.000 euro per il rifacimento di campo e tribune. Servirebbero per esempio due spogliatoi in più, e noi siamo già fortunati». Per capire di cosa si parla: la San Marco Avenza ha 375 giovani tesserati e una trentina tra mister, preparatori, istruttori, collaboratori, loro chissà quando rivedranno il rimborso mensile, faceva comodo a tutti. «Bisognerà ricominciare tutti a fare puro volontariato, i nostri collaboratori hanno ricevuto il compenso fino a febbraio, ma da qui in avanti non siamo in grado di assicurarlo a nessuno», afferma Tazzini, che nel suo Ricortola-Atletico Riviera gestisce 150 bambini e adolescenti e una quindicina di persone nello staff tecnico.

Dal calcio dei piccoli alla pallavolo. Scenari simili. «Non trascuriamo, peraltro, il lato psicologico del contesto: anzitutto nel senso che le nostre atlete si sono ritrovate a dover fare improvvisamente a meno di tutto un insieme d’emozioni», sottolinea Luciano Giubilato, responsabile Under 12, 13 e Minivolley del Podenzana Volley, club che ha la prima squadra nel campionato di Serie D femminile. «Dopo tutto quello che è successo bisognerà sapere un po’ di più, tanto per cominciare occorre conoscere quanto e come sarà disponibile una palestra e quali siano le aspettative delle famiglie», sostiene il vicepresidente Marco Storti. Così Claudio Baldassini, patron della società lunigianese: «Speriamo di ripartire dall’organizzazione di qualche raduno estivo, ma per decidere come esattamente muoverci abbiamo bisogno di vedere quelli che saranno i precisi indirizzi dalla Federvolley». Anche sotto una rete ci sono speranze e tante incertezze su cosa ci aspetterà. E sarà ancora più complicato ripartire al chiuso di una palestra che non in un campo sportivo. Migliaia attendono con sempre meno fiducia. —

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