Il Tirreno

«Per ripartire ci vorranno almeno 6 mesi»

irene rubino
«Per ripartire ci vorranno almeno 6 mesi»

Vallone del ristorante “La Grande Bellezza”: «Non abbiamo regole chiare, la politica ci dica come dovremmo lavorare»

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carrara

Il mondo della ristorazione strozzato dalla mancanza di aiuti e prospettive: è la denuncia di Renato Vallone, titolare del ristorante-bistrot “La Grande Bellezza” in via Menotti a Marina di Carrara. Il ristoratore ha lanciato un messaggio: serve chiarezza. «Impossibile ragionare sulla riapertura, che sia il 18, il 25 o il 1 giugno, in assenza di regole certe – osserva Vallone – innanzitutto perché per ripartire servirà un periodo lungo, di sei mesi almeno. Il decreto liquidità dell’8 aprile prevede prestiti fino a 25mila euro senza valutazione, ma io ho chiesto di più, e dovrò attraversare un iter più complesso. Da quando è stato pubblicato il decreto a quando ho fatto richiesta è trascorso un mese, prima mancava la modulistica per i crediti superiori a quella cifra. Ho finalmente effettuato la richiesta in banca il 5 maggio: è stata accolta, ma per ottenere qualcosa dovrò attendere fino a inizio giugno».

Prosegue: «Ho optato per una cifra più significativa soprattutto perché i primi mesi saranno difficilissimi: andranno acquistati separé in plexiglass e dispositivi di sicurezza, non sappiamo ancora quanti clienti potremo ospitare e quanti ne verranno, e ho cinque dipendenti da togliere dalla cassa integrazione. Dopo oltre due mesi non hanno ancora visto un euro. La burocratizzazione eccessiva, il palleggio di responsabilità tra Governo, Regione e Comune sono stati causa di gravi ritardi. Al 9 maggio non abbiamo ancora delle regole chiare per riaprire. Non sappiamo come dovremo lavorare in cucina, dove posizioneremo i separé e disporremo le sedute, come saranno regolamentato le mascherine. Per avere il plexiglass si parla di almeno 20 giorni di attesa dopo averlo ordinato. Per ora si parla di distanze da un tavolo all’altro di 1 metro e 80 e di 1 metro da persona a persona, misure che mi paiono incongrue. Peraltro io ho un locale chiuso e non potrei contare sull’occupazione del suolo pubblico, dal momento che il marciapiede fuori è molto stretto».

E ci sono le tasse da pagare: «Per la nostra categoria sarebbe stato corretto congelare gli oneri fiscali: invece il 30 aprile ho pagato 300 euro di Iva». Va avanti Vallone: «Il rischio di responsabilità civile e penale per il titolare in caso un cliente si ammali sarebbe insostenibile. Come si fa a verificare che una persona si sia ammalata in un posto specifico, in mancanza di forme precise di tracciamento?». Il titolare de “La Grande bellezza” è nato a Roma, ma ha origini carraresi: «Sei anni fa ho scelto di investire nella ristorazione a Marina. Prima in uno stabilimento balneare, poi “La Grande Bellezza”. Adesso la politica deve fare delle scelte e assumersi delle responsabilità. Come siamo chiamati a fare noi». —

irene rubino

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