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cronaca

L'imprenditore Marco Conti:«La Cina è ormai nella fase 3, pronta per fare affari»

Il carrarese, che dal 2003 vive nello Yunnan, prevede opportunità di business per le imprese del marmo


10 maggio 2020 Luca Barbieri


CARRARA.Gli scambi commerciali sull'asse Cina-Toscana, con un focus inevitabile sul settore lapideo e quindi su Carrara; la geopolitica, gli aspetti psicologici post-Coronavirus e gli scenari di una ripresa tra fiere e nuovi approcci. Marco Conti, carrarese doc (figlio di Giulio, ex sindaco di Carrara dal 2002 al 2007), dal 2003 vive a Kunming, città di circa 6,5 milioni di abitanti nello Yunnan, nel sud-ovest della Cina dove quindici anni fa ha avviato la sua azienda di servizi e consulenza China Multiservice. E nella lunga chiacchierata telefonica ci fa il punto della situazione sugli interscambi dal suo osservatorio privilegiato, vista l'ultra-decennale esperienza. Lo fa da Marina Carrara, dove dal 12 dicembre scorso è rientrato per le vacanze di Natale da trascorrere in Italia e dove è però rimasto fino a oggi per via dei blocchi ai voli causati dall'emergenza sanitaria legata al Coronavirus. «Sarei dovuto ripartire per lavoro già a inizio febbraio, ma si sa poi com'è andata…».

Marco Conti, a che punto è la Cina?
«In Cina hanno ripreso quasi tutte le aziende. Hanno avuto anche loro quelle che sono le nostre difficoltà, ma il mercato interno è ripartito. Sono in una fase più avanzata ovviamente rispetto alla nostra, alle scuole elementari mi è stato detto che in questi giorni i bambini non hanno più l'obbligo della mascherina, per esempio. Sono in una “fase 3” che ha fatto seguito alla prima di completo lockdown; dopodiché hanno attraversato una seconda fase con l'utilizzo per i tracciamenti dell'app “WeChat” in cui dovevano inserire informazioni personali sulla situazione medica. A seconda del quadro veniva rilasciato un colore per poter capire quali erano gli spostamenti concessi. Adesso c'è una maggiore libertà negli spostamenti, previa comunicazione al distretto sanitario sempre attraverso l'app sulle condizioni di salute».

Come riprenderanno gli scambi?
«Intanto, bisognerà considerare un paio di aspetti. Il primo è quello geopolitico. Noi, come Italia, eravamo messi bene, stavamo crescendo nel made in Italy e sarebbe stato l'anno della celebrazione dei rapporti diplomatici con la Cina. Se però l'Italia intende affrontare i commerci con la Cina seguendo le parole del governatore lombardo Attilio Fontana che ha parlato di chiedere i danni alla Cina, allora gli interscambi riprenderanno al minimo. La Cina ha la sua responsabilità, ma non attiviamo attacchi immotivati perché non mi sembrano funzionali; è nell'interesse di tutti riprendere i commerci e la cooperazione internazionale, esacerbare i conflitti non è una gran mossa in questa situazione. L'altro da considerare poi è l'aspetto psicologico-sociale».

Come reagiranno le nostre aziende?
«A dilà della geopolitica, credo che il 2020 sarà difficile, si ricomincerà tentennando, presumo sia normale. Poi però, salvo ricadute, con il 2021 tante situazioni si riassesteranno. Le grandi aziende, quelle per intenderci che “muovono” i numeri, non chiuderanno e ce la faranno. Qualcosa è ricominciato, nei prossimi giorni ci saranno, come dicevo, maggiori aperture in Cina, dipende, ripeto, anche dall'Italia, a partire dalla politica estera. Per l'economia della zona invece potrebbe magari cambiare qualche approccio».

In che senso?
«Facciamo una premessa: le nostre aziende nel breve periodo potrebbero affrontare momenti duri, senza dubbio, poi però quelle toscane e quelle apuane del lapideo, specialmente le più grandi, sono ben piazzate e nel futuro potranno tornare a viaggiare attorno agli attuali numeri. Fanno affari in Cina da anni e saranno pronte. Cambierà almeno inizialmente l'approccio, limitando i contatti dal vivo, prediligendo l'intermediazione di agenti sul posto e di una consultazione più robusta dell'on-line, ma le imprese si faranno trovare pronte».

E la Xiamen Stone Fair, la grande fiera del marmo che si tiene in Cina, che fine farà?
«Siamo in contatto da tempo con l'organizzazione e con le nostre imprese a livello toscano soprattutto. È stata spostata un'altra volta, dopo il primo cambio (da marzo a giugno) adesso è calendarizzata a fine ottobre. Il prossimo mese ci saranno aggiornamenti. Dipende a che punto saremo: in Cina sono a buon punto, ma le frontiere con l'estero restano chiuse per il momento».

Che scenari immagina?
«Non ho al momento dati precisi che possano fotografare la situazione, siamo in un momento di passaggio, la Cina sta riaprendo, noi pure, anche se siamo in una fase diversa. Il governo cinese per incentivare la ripresa sta aprendo nuovi cantieri nell'ovest del paese, penso vi saranno opportunità anche per le nostre ditte. Siamo di fronte a uno scenario inedito e l'approccio dovrà essere rivisto, però ne usciremo, con maggiori attenzioni e rimodulando situazioni che prima ci sembravano scontate». —


 

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