Gioco
Uno studio importante in un territorio molto colpito
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La cura del plasma sembra dare i migliori risultati in questa fase e il suo uso si è allargato. Il comitato tecnico-scientifico del Noa è stato tra i primi a pensare a un suo utilizzo per i pazienti non in rianimazione, ma anche su chi è stato ricoverato. E soprattutto a partire con uno studio strutturato su una popolazione che ha pagato il prezzo più alto di tutta la Toscana in termini di incidenza per abitanti che di mortalità. Ne parliamo con il dottor Mirko Lombardi, che coordina il gruppo di sei medici del Noa.
Dottore, il plasma viene prelevato da pazienti guariti e poi somministrato ai malati con lo scopo di trasferire gli anticorpi. I primi test negli ospedali danno buoni risultati, ma quali pazienti sono candidati a questa terapia?
«I pazienti candidati a ricevere questa terapia sono pazienti maggiori 18 anni, con polmonite da CoV 2, ospedalizzati, non in rianimazione; il che vuol dire che i sintomi ed il quadro Tac della polmonite sono espressione di una malattia moderata o severa nella quale il paziente respira ancora da solo pur con 'ausilio dell'ossigeno somministrato in varie forme».
Che caratteristiche deve avere un donatore?
«Intanto si tratta di volontari: donatori e riceventi. Il donatore deve essere guarito dall'infezione covid, quindi avere due tamponi negativi a distanza di 14 giorni l'uno dall'altro ed essere in condizioni di salute discrete o buone Inoltre deve avere più di 18 anni e fino a 65. In questa particolare situazione epidemica c'è una deroga fino a 70 in buone condizioni di salute a giudizio del medico trasfusionista».
Quanto tempo occorre per donare?
«La donazione dura da 40 minuti ad un'ora».
Al Noa a saranno coinvolti 50 pazienti: perché quel numero?
«Sono un numero relativo ad una valutazione statistica per valutare con sufficiente potenza la variabilità (o meno) di alcuni parametri prima e dopo il trattamento. E confrontarli anche con i dati storici. È chiaro che dipendentemente dai risultati sui pazienti e dall'evolvere dello scenario epidemico il numero potrà variare. In soldoni: se strada facendo si osserva una buona risposta è chiaro che potranno essere di più (se ci saranno casi), se altrimenti dovessimo non vedere risultati si può decidere di interrompere o modificare. Ricordiamo che uno studio approvato da un comitato etico non è una cosa che puoi cambiare a tuo piacere. Per modificarlo ci devono essere ragioni clinico scientifiche molto rilevanti».
A leggere in giro molti la considerano la migliore terapia antivirale: il suo parere?
«Ci sono valide premesse biologiche ed esperienze cliniche che datano da oltre un secolo circa la bontà della immunità passiva. Bisogna però da subito essere molto chiari e onesti e allontanare facili entusiasmi: quindi prudenza. Soprattutto perché gli studi sul plasma nel covid 19 sono pochi e con pochissimi pazienti». —
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