Gioco
«Presidente Conte, apra un tavolo di trattativa con i nostri fornitori»
massa-carrara
Monia Petreni è una commerciante, titolare del negozio di abbigliamento donna I segreti di Audrey, di via Mazzini a Sarzana. Si fa portavoce di centinaia di suoi colleghi che aderiscono all’associazione Commercianti Uniti, e che hanno scritto un’accorata lettera, «con il cuore in mano», al presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
«Nel 2019 abbiamo fatto gli ordini per l’acquisto delle merci primavera/estate 2020 - si legge - nel mese di febbraio le merci sono state consegnate e abbiamo rilasciato titoli di credito ai nostri fornitori con scadenze da marzo fino a settembre. Quando riapriremo sarà molto difficile riuscire a realizzare delle vendite dignitose, viste le limitazioni agli spostamenti delle persone, mancanza di turismo, eventi, cerimonie, obbligo di precauzioni varie. I nostri magazzini sono pieni di merce ancora tutta da pagare. Se non ci saranno delle misure da parte del Governo che possano trovare una soluzione a queste situazioni, la maggior parte delle attività commerciali come la mia vedranno i titoli di credito protestati e quindi saranno costrette a chiudere con tutte le conseguenze anche personali che ne deriveranno».
C’è poi il problema con i fornitori, che «sono restii a sedersi a un tavolo e rivedere gli accordi su prezzi e scadenze: se noi dettaglianti pagassimo il 100% di quanto a suo tempo stabilito ai nostri fornitori, significherebbe che le conseguenze del Covid-19 le avremmo subite solo noi, mentre tutti coloro che stanno a monte nella filiera commerciale non avrebbero subito alcuna conseguenza». E poi rivolto al premier Conte: «Le sembra giusto?».
Ma questi commercianti non si lamentano soltanto, anzi, provano a trovare delle soluzioni. Ancora la lettera: «L'unica soluzione a cui abbiamo pensato per agevolare un tavolo di trattativa con i fornitori per definire un nuovo accordo, è quella che preveda degli sconti e pagamenti dilazionati in modo da consentire una equa riparazione della perdita e un minimo equilibrio per poter restare in piedi e forse ripartire, con l’aggiunta del blocco delle iscrizioni di eventuali titoli di credito non pagati nel registro dei protesti. Un provvedimento che pensiamo debba essere esteso fino almeno a dicembre (una sospensione più breve non sortirebbe l’effetto sperato), nulla toglierebbe alle ragione di credito dei nostri fornitori, avrebbe solamente lo scopo di agevolare un tavolo di trattativa».
Infine lo sfogo personale di Monia Petreni: «La mia attività è aperta dal 2012, ho messo nel mio negozio tutta me stessa e migliaia di euro personali, weekend a lavoro sacrificando famiglia e interessi. L’ho fatto e lo faccio volentieri, il lavoro è la mia vita, e pensare che per motivi non dipendenti dalla mia capacità mi debba trovare a chiudere, mi sta logorando e distruggendo. Presidente, le chiedo di valutare ciò che le ho evidenziato e di inserire il provvedimento che le richiediamo nel prossimo decreto, per evitare le imminente tragiche conseguenze». — l.s.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google