Il Tirreno

la vicenda giudiziaria 

Scarcerato con obbligo di dimora l’avvocato accusato di violenze

Libero Red Dolce
Scarcerato con obbligo di dimora l’avvocato accusato di violenze

Secondo la procura la compagna insieme alla madre gli procurò favori sessuali di due parenti minorenni. La decisione del gip di Genova sancita da 10 giorni

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Ritorna libero, a passeggio con la compagna per la “sua” piazza Aranci, l’avvocato settantenne accusato dalla procura di Genova di sfruttamento della prostituzione minorile e violenze sessuali su minori. Il gip di Genova ha deciso, dopo il 25 aprile, di scarcerarlo e rimandarlo a casa. Per lui non scattano i domiciliari ma l’obbligo di dimora. Anche la donna è stata scarcerata.

Con una certa sorpresa l’avvocato, il cui caso ha avuto una deflagrante eco in città, è stato rivisto in giro. Tutto assolutamente normale, dopo la decisione del gip di scarcerarlo e rimandarlo a casa.

Sostanzialmente si tratta di un’attenuazione delle misure cautelari, con le richieste dell’avvocato difensore Francesco Marenghi che sono state parzialmente accolte dal gip di Genova. E d’altronde già durante l’interrogatorio di garanzia era emerse, da parte dell’accusato, una ricostruzione dei fatti differente.

La difesa aveva presentato ricorso al tribunale del riesame e ora il gip ha deciso per la scarcerazione. Venendo a mancare, secondo la sua valutazione, l’esigenza di misure restrittive della libertà più afflittive di quelle poi decise.

Dunque l’uomo, e così la compagna che era detenuta in un carcere femminile, non hanno l’obbligo di stare in casa. Non possono però lasciare la provincia.

Le indagini partirono quasi per caso da un rogo di un auto ad Arcola, siamo in provincia di La Spezia, e portarono alla scoperta di qualcosa di ben più incredibile: una sorella e una madre che secondo i carabinieri offrono figlie e sorelle a un uomo di 70 anni. Quell’uomo, per gli investigatori, è il compagno della ragazza. L’avvocato appunto.

Chi investiga sostiene di avere raccolto «gravi e convergenti elementi di colpevolezza». Inizialmente del caso si occupa la procura di La Spezia, poi la titolarità passa alla distrettuale antimafia di Genova. La prostituzione minorile è di loro competenza.

Ci sono le fotografie in un ristorante, con uno scatto che ferma mano dell’uomo sulla coscia di una ragazzina minorenne. Un’avances sessuale chiara per chi investiga, un gesto affettuoso a una ragazzina, parente della compagna, per la difesa dell’avvocato.

Ci sono anche le innegabili sconcezze telefoniche intercettate. Un linguaggio crudo, oltre i limiti dell’etica, sgradevole; ma semplicemente legato a un contesto di confidenza, magari distorto e poco commendevole, ma non legato a reati sessuali secondo la difesa.

Intanto si attende la chiusura delle indagini preliminari, che probabilmente, anche per via delle sospensioni delle udienze e di molto lavoro per il coronavirus, potrebbe arrivare anche per la fine dell’anno. —

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di Redazione web