Gioco
«Riaprire a giugno? Sarà troppo tardi» La ristorazione soffre sempre più
Andrea Borghini (Cna): le imprese apuane non riusciranno a resistere ancora molto, un’intera filiera rischia di morire
MASSA CARRARA
Sono all’incirca 2mila le attività del settore alimenti e bevande in provincia di Massa Carrara. E dietro ad ognuna di esse ci sono produttori, fornitori e servizi per una filiera che conta, nella sola provincia di Massa Carrara, qualche altro migliaio di imprese e lavoratori coinvolti.
A manifestare tutta la preoccupazione per la tenuta di un settore strategico su più fronti, su quello delle filiere interne ma anche turistica e ricettiva, è Cna. «Un altro mese chiusi – spiega Andrea Borghini, presidente Cna Agroalimentare – è intollerabile. Lungo la filiera di ristoranti, mense, bar, enoteche, rosticcerie e così via ci sono tanti fornitori, artigiani ed agricoltori per i quali le attività di somministrazione di alimenti e bevande rappresentano una parte importante degli acquirenti delle loro produzioni. Un mese, per queste attività che vivono di incassi quotidiani, può fare la differenza tra vivere o morire».
Per Cna si sta correndo inoltre il rischio di condannare tutte le produzioni Dop, Igp vanto dell’Italia nel mondo. Le stesse attività di mense e catering continuativo su base contrattuale seppur non soggette a sospensione, stanno vivendo una situazione di fortissima sofferenza poiché molti dei loro clienti hanno dovuto sospendere l'attività oppure, anche se operativi, hanno semplicemente deciso chiudere le mense dei dipendenti per evitare i rischi di contagio.
«Dal punto di vista della sicurezza – prosegue Borghini – le imprese sono pienamente coscienti ed informate, e rispettose delle indicazioni del governo. Le preoccupazioni che vivono le imprese della ristorazione sono quelle di ristabilire un clima di fiducia innanzitutto, capire cosa vuol dire realmente il rispetto delle distanze di sicurezza. Perché il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale potrebbe imporre a ristoranti, bar, pizzerie un dimezzamento se non oltre delle sedute e degli ingressi, con gravi conseguenze per l’occupazione. Non sappiamo cosa abbia fatto fino ad ora il Comitato Tecnico Scientifico visto che bisognerebbe aspettare un altro mese ci pare veramente assurdo ma a quel tavolo dovrebbero sedere i rappresentanti di tutte queste categorie per costruire protocolli realistici».
Cna aveva sollecitato, già nelle scorse settimana, l’apertura di veri e propri “comitati di crisi” composti da Camera di Commercio, Regione, Comuni, organi di controllo, associazioni datoriali, sindacati dei lavoratori, all'interno del quale tutte le parti si confronteranno per affrontare tutti gli aspetti inerenti le future modalità lavorative delle imprese. «Argomento di fondamentale importanza – analizza ancora Borghini - quello di un protocollo condiviso specifico per il settore, che non preveda inutili oneri ma sia funzionale a garantire la riapertura delle imprese assicurando alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione». Per Cna «la possibilità della consegna a domicilio e del servizio di asporto, seppur apprezzati, non compensano neanche in minima parte i ricavi persi dalla sospensione della consumazione al tavolo. Le imprese – spiega ancora Borghini - non riusciranno a resistere ancora per molto. Chiediamo al Governo di lanciare un messaggio immediato rassicurando le imprese sulla definizione di una prossima, e certa, riapertura». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
