La protesta
Corteo flop a Roma Multe a chi c’era «Gruppo di temerari ci siamo sacrificati»
Musetti, Franzoni e Bianchi non sono mai arrivati il 1 maggio in piazza San Giovanni. Parte il ricorso al Capo dello Stato
Luca Signorini / carrara
«Siamo un gruppo di temerari che andava a sacrificarsi per il popolo vessato dal Governo Conte». Magari c’è chi scuote la testa, chi li definisce «pagliacci» (vedi il ristoratore ed esponente di Articolo 1 Nicola Del Nero), chi si «dissocia e si sente offeso da questa pubblicità negativa» (Stefano Angesini in rappresentanza degli imprenditori di Massa e Carrara), c’è persino chi li sostiene. Loro hanno tentato l’assalto, la marcia «per non marcire», «lo abbiamo fatto per accendere una scintilla». Ma sono stati rispediti a casa, un viaggio a vuoto, insomma.
Partiti da Carrara (e si dice anche da altre parti d’Italia), qualcuno a Roma c’è arrivato, altri no. Alla fine tutti si sono beccati una contravvenzione: 280 euro, «nessun giustificato motivo per spostarsi in una regione diversa da quella di residenza». Multa che non pagheranno, «è incostituzionale». Gianni Musetti - oggi Forza Italia, prima Carrara per Trump e pure La Destra - quando la polizia lo ha fermato era ancora lontano dalla destinazione. Nicola Franzoni, ristoratore, insieme ad altri litigiosi sodali si trovava invece nei dintorni di piazza San Giovanni, luogo del dissenso dove alle 15 del 1 maggio - al posto del Concertone annullato - loro dovevano sventolare l’italica bandiera e protestare contro il premier, la task force, il comitato medico-scientifico e tutto il circo che ci costringe a casa, che non riapre le attività, che non dà denari a chi non ce la fa. Per capire la platea e chi si è mosso: nella capitale c’era pure Manfredo Bianchi, professore, colui che due anni e mezzo fa ha issato il vessillo della Repubblica sociale italiana (quella di Salò) sulla vetta del monte Sagro. Multato anche lui, con un calcio nel sedere.
«Da Carrara saranno partite una settantina di persone in ordine sparso, ma tra tutti eravamo diverse centinaia, forse migliaia», è sicuro Musetti. Sulla chat Telegram e su un gruppo Facebook già rimosso, avviati per tenere le fila dello screzio e dargli un senso, gli iscritti sono oltre 500. Ma il raduno nel giorno dei lavoratori non c’è stato: «Ci aspettavano - riprende Musetti - ci hanno fermato sui treni, al casello dell’autostrada, sul Grande raccordo anulare, in diverse piazze di Roma, qualcuno si era spinto verso Montecitorio e il Quirinale». Insomma la marcia poco aveva di militare, l’ordine è sfuggito, l’avanzata dei soci si è sciolta ben prima, tra l’altro, di formarsi organizzata e coesa, com’era nelle intenzioni.
Ma non finisce qui. Musetti e Franzoni, per esempio, hanno dato mandato a un legale, l’avvocato Giulio Zanetti, di presentare ricorso al presidente della Repubblica perché la manifestazione “Marciare per non marcire” (vago riferimento alla prima sommossa fascista) ha ricevuto il diniego dalla questura di Roma. «La sola motivazione addotta è stata quella della tutela della salute per il Covid-19, secondo gli ultimi Dpcm - spiega Zanetti - non c’erano motivi di ordine pubblico. Eppure, pochi giorni fa, sono state autorizzate tutte le cerimonie per il 25 aprile. Non si capisce perché ci debbano essere due pesi e due misure». La questione resta irrisolta e chissà se si risolverà. Ma farà parlare di sé, in un modo o nell’altro. Di sicuro ne parleranno Le Iene, popolare format tv di Italia 1, che nel divertimento ci sguazza e martedì sera manderà in onda un servizio su chi da Carrara è partito ed è finito multato.
Il quadro che emerge, tra l’altro, non è scevro da accuse di complottismo, mosse com’è logico dai marcianti, in torbidi ambienti gli uomini si scagionano lanciando strali sul sistema. A Musetti, per esempio, Facebook ha oscurato il profilo, cancellato video e appelli alla rivolta. E poi c’è il fatto della webcam di piazza San Giovanni: venerdì 1 maggio, la telecamera risultava offline e non in funzione. Se questa è la democrazia. —
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