Gioco
Il Festival della Resistenza va online per 8 ore di fila Tra musica e riflessioni
Tanti i personaggi, anche noti, collegati in video, per un ricordo un pensiero, una testimonianza Emozionante la versione corale dell’inno del 25 aprile, Bella Ciao
fosdinovo
Anche la celebrazione del 25 aprile si sposta sulla piazza virtuale. Nella giornata della Festa di Liberazione sono state diverse le iniziative sui social per commemorare, nonostante le limitazioni fisiche, una delle pietre miliari della nostra Repubblica.
Una di queste è stata organizzata dal Festival della Resistenza di Fosdinovo sui propri canali social e sul sito internet, dove nelle 8 ore di diretta totale hanno partecipato diversi personaggi e istituzioni, esponendo i propri punti di vista e le proprie chiavi di lettura di questa giornata.
La Resistenza e la Liberazione possono essere celebrate in molti modi. Il 25 aprile significa innanzitutto ricordare: le diverse testimonianze, alcune recuperate dal Museo Audiovisivo di Fosdinovo, hanno rievocato le paure, le distruzioni, i torti subiti, ma anche attimi di vita più insoliti, come il nonno di Pietro “Arton” Ferdani che gli bruciò la divisa da balilla, o di Renato Occhipinti che, fuggito dalla prigionia e poi riacciuffato, scampò alla fucilazione simulando un’ ubriacatura.
Il ricordo poi non si limita soltanto a chi ha combattuto con le armi in pugno: l’intervento dell’associazione “Non una di meno” è servito per specificare che «la Resistenza è stata una guerra di popolo, combattuta sia in montagna che nelle case, nelle città, ha interessato tutti e tutti hanno fatto la loro parte». La storia e i valori della Resistenza possono essere trasmessi anche con la musica. Molti i musicisti che hanno riprodotto canti popolari, canzoni della tradizione o nuove, suonando e cantando insieme, la versione collettiva di “Bella Ciao” resta iconica nella giornata.
Il 25 aprile serve anche per riflettere. Alcuni interventi si sono basati su parallelismi con l’emergenza attuale, specie quelli di alcuni ex malati Covid-19, come Annamaria Vassale che ha definito questo momento «una nuova resistenza». Lo storico Giovanni Contini invece ha sottolineato come l’attuale pandemia abbia fatto riscoprire, dopo decenni di amnesia collettiva, il dramma dell’influenza spagnola che solo in Italia uccise 600.000 persone. L’antropologo Paolo de Simonis, partendo da una critica alla domanda «il 25 aprile è una festa divisiva?», ha costruito il suo intervento toccando vari temi, come la storia e le caratteristiche delle celebrazioni pubbliche ed in particolare quella di Liberazione, e l’attuale passaggio da piazza reale a piazza virtuale: quest’ultima consentirà una partecipazione mai vista prima.
Il tema trattato da Paolo Pezzino, presidente dell’Istituto Ferruccio Parri, è stato l’eccidio di Vinca: l’uso del termine “nazi-fascista” risulta corretto in quanto, secondo lo storico, in questo paese vi fu una concreta collaborazione tra SS e reparti di brigate nere. Non sono mancati poi momenti meno “seri”, come la simpatica presentazione dell’amaro del partigiano, definito dal comico Dario Vergassola «l’unico prodotto che si beve per ricordare e non per dimenticare».
Come tutti sanno, la storia della Resistenza va insegnata anche ai più piccoli e con strumenti adatti: Ivana Parisi, per esempio, ha riprodotto lo spettacolo dei burattini del “Partigiano Lampo”. La diretta è poi continuata nel pomeriggio, proponendo ulteriori testimonianze ed interventi anche molto diversi tra loro, a dimostrazione di quanto il 25 aprile sia una celebrazione densa di significati, fondata su un momento di storia nazionale ancora più complesso. —
ivan zambelli
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