Il Tirreno

l’onorevole ferri risponde al cai 

«Ci sono esigenze primarie che il pubblico fatica a garantire»

L.R.D.

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Spiega di essere stato frainteso nella sua proposta di premialità al Cai il deputato di Italia Viva, Cosimo Ferri, e di non avere inteso muovere nessuno attacco al paesaggio né alla costituzione nella sua articola richiesta di riapertura di alcune imprese per il 27 aprile. «Nutro il massimo rispetto per il CAI, sempre attivo ed impegnato sul territorio con tante importanti iniziative. Ritengo però che le critiche mosse nei confronti del mio intervento circa l’importanza di una ripartenza ragionata, nel primario rispetto del diritto alla salute e dei protocolli sanitari, muovano da un ‘errata interpretazione delle mie dichiarazioni. Siamo tutti d’accordo che ambiente e paesaggio vadano tutelati e rispettati, sempre».

Per Ferri «ripartire significa cominciare a dare impulso all’economia locale stando sempre dentro Il quadro costituzionale e normativo che regge e disciplina ogni attività. Questo è del tutto ovvio e non può essere messo a discorso».

Attaccatto sul rispetto della costituzione, l’ex sottosegretario argomenta: «del resto, visto che sono stati evocati sacrosanti principi, vorrei ricordare che l’art. 1 della nostra Costituzione ci ricorda che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Lavoro dunque quale pilastro del vivere civile almeno quanto debbano esserlo salute, ambiente ed altri diritti fondamentali. Ripartire, per me, deve significare reinserire gradatamente le marce giuste per restituire speranza e strumenti all’economia reale, fermo restando l’equilibrio (sempre) necessario tra i principi che regolano il nostro ordinamento. Lo Stato ha il dovere di consentire una ripresa seria e sicura alle tante energie positive che la pandemia ha, fino ad oggi, fermato. Non ci si può nascondere dietro ideologismi o pregiudizi, c’è lo spazio per farlo dando ogni dovuta garanzia».

Per Ferri l’idea di riaprire non è un “liberi tutti”. «Il motore della nostra economia (industria, commercio, artigianato, professioni, turismo ecc.) lo chiede con forza, senza volersi smarcare da alcun riferimento normativo e regolamentare, anzi proprio utilizzandolo quale presupposto di un nuovo, pur difficilissimo, inizio».

E conclude: «Il mio intervento insomma, per quanti hanno potuto approfondirlo, non era limitato al settore del marmo, su cui sono pronto a confrontarmi con serietà in ogni moment. A partire dalla questione delle premialità citata in relazione alla bozza del regolamento sugli agri marmiferi del Comune di Carrara, a cui mi riferivo, e che resto convinto, se l’intenzione, non del sottoscritto, ma del Comune, sia quella di inserirle, debbano essere finalizzate però a valorizzare interventi, (non privati quale sembra essere la linea) di sostegno ad esigenze primarie che il pubblico fatica da troppo tempo a garantire: sicurezza scolastica, investimenti sui siti per la sicurezza sul lavoro, investimenti in aree verdi e via dicendo. Era dedicato al più generale tema del lavoro che è centrale, nel rispetto del diritto alla salute, ai fini di una vera ripartenza». —

L.R.D.



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