Italia
Tanti al Distretto, anche extraprenotazioni
Massa, ieri mattinata complicata. La dottoressa Guglielmi: alcuni anziani non sanno delle procedure e non possiamo mandarli via
Massa
Una lista di esami prenotati, qualche anziano capitato per caso e un gruppo di pazienti urgenti: per una serie di fattori, compresa la pioggia, ieri al distretto sanitario di via Bassa Tambura si è creata un po' di ressa, in attesa dei prelievi. Ed è scoppiata la polemica. “Nonostante le prenotazioni telefoniche- segnalano alcuni utenti- al distretto di Massa c’erano decine e decine di persone in attesa, anche anziane; perché non fanno prenotazioni contingentate?”.
In realtà le prenotazioni sono più che contingentate, sono centellinate, come spiega la dottoressa Monica Guglielmi, direttore della Zona distretto della Apuane: “Ieri mattina- inizia- in effetti abbiamo avuto più affluenza di altri giorni. Le prenotazioni erano 31, ma 18 casi di urgenza si sono presentati senza preavviso e abbiamo dovuto eseguire tutte le prestazioni. Inoltre, nonostante la comunicazione martellante e su più canali a nostra disposizione, abbiamo a che fare ancora con anziani che si recano al cup senza sapere che ormai deve essere fatto tutto per telefono, oppure on line e noi non riusciamo a mandarli via. Lo facciamo anche per rispetto e senso di umanità”.
Insomma a far creare la fila, che non dovrebbe esserci in questo periodo di emergenza sanitaria, sono state le 18 urgenza Tao: “Sono pazienti in terapia con anticoagulanti orali, che hanno la facoltà di venire spontaneamente- dice la Guglielmi- mandati dai loro medici, se ci sono problemi, o se hanno bisogno di cambiare i dosaggi. Insomma. Può capitare. In totale, comunque, ieri gli utenti sono stati 67. I pazienti al distretto entrano uno alla volta e in sala di attesa possono stare soltanto in due. Il resto purtroppo dovrebbe aspettare fuori, anche se piove”.
In piena pandemia, la dottoressa Gugliemi sostiene che “Il distretto di via Massa Tambura sta reggendo bene; non abbiamo mai avuto grosse criticità, né disagi, né problemi di spazio, perché le visite agli ambulatori sono state stoppate, nessuno sale più ai piani superiori; anche sulla Tao abbiamo cercato di ridurre il più possibile gli esami. Affrontare i disagi da coronavirus è stato fatto e il peggio, secondo me, dal punto di vista organizzativo, è stato superato. Adesso il mio pensiero è guardare al futuro, a quando cioè dovranno riprendere le visite specialistiche, gli esami anche non urgenti, gli screening, l'attività diagnostica. Io penso che bisognerà imparare tutti a vivere la sanità in modo diverso”.
L'idea di un nuovo distretto sanitario, rivela la Guglielmi, non è mai stata accantonata: “Abbiamo bisogno di nuovi spazi- spiega- e di nuove priorità. Dovremo potenziare le cure intermedie e alleggerire l'attività ospedaliera. Non potremo ripartire in quarta, tutto e subito, ma sappiamo che le persone dovranno tornare a curarsi, anche non dal coronavirus, e dobbiamo essere pronti ad una richiesta che potrebbe mandare al collasso alcuni reparti. Non accadrà. Stiamo già lavorando pe rorganizzare il futuro, un nuovo modo di pensare la sanità, con ricoveri alternativi, cure intermedie che evitino il più possibile i contatti, perché il virus continuerà ad essere presente nelle nostre vite; dovremo rafforzare l'assistenza territoriale, prevedendo più visite sul territorio, e dare una continuità di cure attorno e al di là dell'ospedale».
«Spero- conclude la Gugliemi- che da questa esperienza si impari tutti qualcosa”.
Manuela D'Angelo
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