La protesta
L’Anpi: il 25 Aprile la conclusione logica di una lotta di due anni
Carrara
«L’insurrezione nazionale del 25 aprile 1945 non è stato lo scoppio improvviso e tumultuoso di una forza compressa, liberata allo scoccare dell’ora ‘x’. E’ stata invece la conclusione logica di una lotta durata quasi due anni, una lotta condotta non solo da quelle avanguardie armate che nella fantasia popolare assumono il risalto di sole e miracolose protagoniste della guerra partigiana, ma anche dalle grandi masse popolari, chiamate giorno per giorno a dare un contributo reale e massiccio alle azioni dei combattenti»: lo sottolinea l’Anpi Carrara in una nota. «Il 25 aprile rappresenta il risultato, l’addizione finale, il coronamento vittorioso di migliaia di combattimenti armati, di centinaia di scioperi, di decine di manifestazioni popolari, che vanno dagli assalti ai municipi in Emilia, alla lotta contro la fame ed il freddo condotta col taglio collettivo degli alberi a Milano ed a Torino, con gli assalti ai forni e ai depositi di carbone e di viveri, con le dimostrazioni sulle piazze. L’insurrezione del 25 aprile l’hanno preparata non solo i militanti clandestini, non solo i capi politici e militari, non solo i partigiani della montagna ed i gappisti e sappisti al piano, ma anche gli operai della grandi e piccole fabbriche, i contadini ‘resistenti’ agli ammassi, le donne del popolo, i cittadini di tutti i ceti che hanno detto un ‘no’, sia pur limitato e modesto, alle imposizioni dell’occupante».
E si aggiunge: «Dopo i grandi scioperi di marzo, si ebbero il rafforzamento di tutte le formazioni della montagna e la grande fioritura primaverile ed estiva della guerra patriottica, sfociata nell’epopea delle ‘zone liberate’ della Carnia e nei combattimenti in grande stile, che tennero in scacco centinaia di migliaia di soldati tedeschi e fascisti. Furono le iniziative popolari, ’la settimana del partigiano’ le piazze in agitazione, la solidarietà del Natale che contribuirono a ridar lena e vigore al movimento dopo la crisi Alexander nel terribile inverno ‘44-‘45. E non è per caso che l’insurrezione finale da per tutto sia stata annunciata, accompagnata, sottolineata dagli scioperi nelle fabbriche e negli uffici».
«E’ impossibile rievocare a parole l’atmosfera indimenticabile e febbrile di quei giorni di vittoria quando i partigiani, gli operai, i gappisti ed i sappisti erano soli a battersi contro il nemico, precedendo con tempestività temeraria l’arrivo delle truppe Alleate. Il 25 aprile, capitolarono davanti agli oscuri rappresentanti del popolo italiano i generali tracotanti, gli Junker calati in Italia per saccheggiare e per vincere. I capi gallonati dell’esercito tedesco si arresero ad umili eroi del riscatto d’Italia. Non era solo lo sfacelo che faceva finire quei feroci comandanti in monocolo, bianchi di polvere, disfatti e piegati, sull’attenti al cospetto dei capi partigiani. Era la forza delle nostre armi, l’eccellenza e la maturità della nostra strategia militare. Era la misteriosa potenza che emana dal risveglio e dalla ribellione di un popolo tutto. L’insurrezione, annunciata da tragedie sanguinose, battaglie, scioperi, si chiudeva con la resa e la disfatta dell’esercito di Hitler». E conclude: «W la Festa della Liberazione, W la Costituzione!».
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