Il Tirreno

All'Opa anche la televisita, diminuiti gli infarti

All'Opa anche la televisita, diminuiti gli infarti

Massa, il dottor Sergio Berti: «Guai a sottovalutare i sintomi, forse qualcuno teme il contagio: ma le procedure sono sicure»

4 MINUTI DI LETTURA





Massa

Infarti ridotti, “merito”, si fa per dire, del coronavirus! Lo dice il dottor Sergio Berti ma non bisogna abbassare la guardia, perché bisogna prendersi cura del proprio cuore: in prima linea l’Ospedale del Cuore di Massa anche con le televisite.


[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.38737135:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.38737135:1652804823/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]


Nelle ultime settimane la nostra attenzione è stata catturata dalla pandemia da Covid-19 distraendoci dalle altre malattie che, purtroppo, continuano ad affliggere la popolazione: in particolare le malattie dell’apparato cardiovascolare, tra le prime cause di morte nel mondo occidentale. In tutti i Paesi colpiti della pandemia sono osservati due fenomeni. La significativa riduzione degli accessi al Pronto Soccorso e la riduzione a circa la metà dei pazienti che si presentano in ospedale o che contattano il 118 perché colpiti da infarto: un dato, questo, confermato dalle principali società scientifiche. In prima linea, come al solito, l’Ospedale del Cuore il meglio noto O.P.A. dove le equipe operano in modo massiccio h24. Per venire sempre di pù in aiuto alla collettività all’Opa si attuano anche le televisite.

Andiamo con ordine.

C’è realmente una riduzione degli infarti?

“Nelle ultime settimane abbiamo osservato una riduzione di pazienti - dice il Dr. Sergio Berti, Direttore della Unità Operativa Complessa di Cardiologia Diagnostica ed Interventistica dell’Ospedale del Cuore della Fondazione Monasterio -che accedono in ospedale per infarto, mentre sono numerosi i pazienti con infarto giunti tardivamente. Verosimilmente la preoccupazione di un possibile contagio in ospedale ha spinto molti a non rivolgersi alle strutture sanitarie o, comunque, a farlo in ritardo, aumentando così i rischi per la propria salute. Sappiamo bene, infatti, come in questa malattia arrivare presto significa ridurre la mortalità e le dimensioni dell’infarto».

Il dottor Berti avverte che bisogna non sottovalutare i sintomi: «Assolutamente! L’organizzazione della rete ospedaliera adottata dalla Regione Toscana per fronteggiare la pandemia in corso ha efficacemente separato i percorsi garantendo, anche in questo momento, l’accesso alle cure in particolare per le cosiddette malattie “tempo-dipendenti”, come appunto l’infarto. In tale organizzazione le strutture della Fondazione sono identificate come “no-covid” e garantiscono l’erogazione delle prestazioni in urgenza, ambulatoriali e di ricovero, nella più totale sicurezza grazie anche ai rigidissimi protocolli adottati. In presenza, quindi, dei sintomi caratteristici dell’infarto (tipicamente dolore oppressivo del torace) si deve chiamare immediatamente il 118: la rete per la gestione dell’infarto nella nostra area è, infatti, particolarmente efficiente e riesce a garantire il raggiungimento delle sale di emodinamica in tempi quanto mai rapidi».

Discorso a parte per le visite ambulatoriali: dove l’accesso alle strutture sanitarie è possibile solo per visite e prestazioni urgenti. «Questa situazione e la nostra volontà di restare a fianco dei nostri pazienti, ci ha portato ad adottare soluzioni alternative alla consueta visita cardiologica, che prevede la presenza del medico e del paziente nel medesimo ambiente. La strategia adottata all’Ospedale del Cuore si basa su metodiche proprie della telemedicina, cioè di attività medica a distanza, in linea con le indicazioni fornite dalla Regione Toscana con la Delibera n. 464 di pochi giorni fa».


In caso di visita o esame urgente, come avviene l’accesso all’Ospedale del Cuore?

«Alla data fissata per la visita o esame urgente - risponde il dottor Sergio Berti -, il paziente accede agli ambulatori dell’Ospedale del Cuore dopo essere transitato attraverso l’area filtro all’ingresso: qui è accolto da un operatore sanitario che lo invita ad igienizzare le mani con gel, fornisce una mascherina qualora il paziente ne sia sprovvisto, esegue una breve anamnesi per valutare il rischio di infezione da coronavirus, misura la temperatura e, quindi, verifica la prenotazione e consente l’accesso agli ambulatori. La visita si svolge come di consueto, tranne che per il fatto che medico e paziente indossano i dispositivi di protezione individuali per garantire sicurezza per entrambi».

Importante è anche la “televisita”: sostituisce la visita ambulatoriale?

«Non esattamente è più preciso definire che la affianca. Il medico, infatti, in base a quanto emerso dalla “televisita” ha un quadro dello stato di salute del paziente dal quale scaturisce la successiva azione diagnostica/terapeutica che può portare anche ad un’eventuale visita urgente, ad indagini strumentali urgenti o, in casi di particolare gravità, al ricovero ospedaliero: in ognuno di questi casi, comunque, è il nostro cardiologo che provvede a fissare e coordinare gli accertamenti urgenti o l’eventuale ricovero».

Televisita ok ma occorre l’impegnativa del proprio medico per usufruire della “televisita”?

«No, è il nostro cardiologo che provvede a fare l’impegnativa elettronica per questa prestazione che, peraltro, non prevede il pagamento del ticket; ed è il cardiologo che provvede alla prescrizione elettronica di eventuali ulteriori accertamenti. Non è, quindi, necessario, che il paziente si rechi dal proprio medico di medicina generale».

Quanti Cardiologi sono dedicati a questa attività e quali sono i primi riscontri?

«Al momento quattro cardiologi sono dedicati a questo tipo di attività e riscontriamo un alto livello di apprezzamento da parte dei pazienti “visitati”. Si tratta sicuramente di un’attività impegnativa, ma che crediamo possa costituire un banco di prova di nuove modalità di approccio, soprattutto nella gestione della cronicità e stiamo valutando come sviluppare ulteriormente queste tecniche per il futuro sulla base dell’esperienza di questi giorni».  

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web