Il Tirreno

la nota di cgil, cisl e uil 

«Un terzo delle attività aperte autocertificando In cassa 11mila lavoratori»

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Come stanno andando le cose dal punto di vista economico ? «Da fonti camerali risulta che su un totale di circa 27.000 imprese apuane, circa 10.500 hanno lavorato ai sensi del Dpcm Conte, circa 400 si sono 'autoautorizzate', il resto è rimasto fermo». Lo scrivono i sindacati Cgil, Cisl e Uil in una nota comune. Più di un terzo delle aziende è andato avanti.

«Dalle domande di cassa integrazione ordinaria, in deroga, preesistente e Fsda risulta alle scriventi confederazioni che le aziende apuane hanno presentato circa 1500 domande di utilizzo di uno degli ammortizzatori possibili. In pratica sono stati messi in 'cassa' circa 11.000 lavoratori e lavoratrici, forse più. Se consideriamo la forte presenza di un tessuto artigianale assai diffuso e radicato non possiamo escludere che le ferie, il lavoro nero di lavoratori che non potevano e ancora non possono lavorare per il codice Ateco ed il lavoro nero, quello strutturale, cioè gente non in forza, possiamo renderci conto di che caos sta ingenerando e genererà questa infida piaga d'Egitto», dicono i sindacati.

Disaggregando il dato delle casse integrazioni Covid, balza agli occhi la forte presenza di lavoratrici del commercio, del terziario e del turismo, cosa questa che fa immaginare ai sindacati scenari cupi per la stagione estiva.

Poi l’elenco di chi è a rischio. «C’è il marmo, cave e piano al completo. Ma anche edilizia e artigianato connesso, come impiantistica elettrica ed idraulica, civile e industriale, cantieristica navale, portuali e trasporto pubblico. Coinvolto anche il settore dei servizi alla persona e tutta la cooperazione connessa alle scuole, asili e mondi vicini. Insomma una sciagura se questi lavoratori non potessero tornare al proprio posto di lavoro. Stiamo infatti parlando non tanto dei lavoratori atipici o precari, utilizzati o meglio somministrati, ma quelli che operavano nello status quo ante, senza particolari problemi, almeno per la gran parte. La ripresa del lavoro dovrà essere garantita anche dalla adozione di protocolli condivisi con il sindacato che a partire dalla sicurezza sui luoghi di lavoro significherà confrontarsi tra le parti». —

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