Gioco
«Mio marito intubato da giorni La mia odissea per il tampone»
carrara
Il calvario di un mese. La malattia, sua, e quella del marito che risulta positivo al covid e da 14 giorni è ricoverato in terapia intensiva, intubato. L’odissea per avere un tampone. La paura. E, soprattutto, il «non saper cosa fare».
C’è tutto in questo racconto: la signora in questione ce lo racconta omettendo il suo nome. Il marito è in terapia intensiva, per rispetto preferisce non divulgare un dato sensibile.
«Martedì 10 marzo ho cominciato a non sentirmi bene – comincia. Mal di testa, febbre, mai oltre 37 e 4, nausea e tosse. Mi preoccupo, chiamo il medico curante che mi dice che posso solo aspettare, i tamponi non li fanno».
«Mercoledì 19 marzo mio marito comincia a sentirsi male – continua – La febbre è subito alta, compare la tosse. Il medico curante per lui richiede il tampone. Dopo sei giorni di febbre alta, completamente soli e spaventati chiamo un’amica medico e mi consiglia di chiamare il 118. Lo faccio immediatamente mi chiedono se ha crisi respiratorie: rispondo di no, quelle sono arrivate quando è stato poi ricoverato in ospedale. In assenza di quelle loro non vengono».
«Un’altra amica infermiera - continua - mi consiglia di acquistare un saturimetro. Me lo porta mio figlio, la prima volta segna 92, la febbre intanto arriva a 39, con la tachipirina scende solo un paio d’ore». «Richiamo il 118- prosegue - mi mandano il medico. Si presenta spalancando la finestra della camera. Lo fa spogliare e dice che i bronchi vanno bene: prescrive un antibiotico e una pasticca di cortisone. La tosse peggiora e affrontiamo un’altra notata. Al mattino il saturimetro segna 90. Richiamo il 118: la dottoressa che arriva decide per il ricovero immediato. Dopo due giorni in ospedale peggiora, finisce in terapia intensiva, intubato e io temo di fare la sua stessa fine, sono sempre più sola. Dopo sette giorni vengono a farmi il tampone, la risposta arriva dopo altri 9 giorni: questo venerdì: sono negativa». «In tutto questo periodo sono stata confortata dalle telefonate degli amici che non finirò mai di ringraziare - continua - Mio marito negli ultimi tre giorni ha avuto un miglioramento. Vorrei fare le analisi del sangue per capire se ho sviluppato gli anticorpi, ma non posso farle privatamente, lo ha stabilito la Regione». «Ebbene io, dopo un mese così pesante, dico che a chiunque si fosse presentato con un tampone in mano avrei dato tutto l’oro che ho- conclude - E penso anche che i politici per un colpo di tosse il tampone lo hanno subito. A loro dico: basta passerelle. Sono una persona semplice ma mi chiedo: come possiamo pensare di passare alla fase 2 in queste condizioni?
Ringrazio il personale medico e ospedaliero: eccezionale e comprensivo quando chiamano per fare notizie. Ora vorrei farmi le analisi per il test sierologico, anche in vista di un suo futuro rientro a casa. Mi dicono che si sono attivati ma devono aspettare le disposizioni della Regione». —
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