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Le pizzerie soffrono «In pochi fanno ordini, incassi persi al 90%»
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Il servizio a domicilio per le pizzerie, autorizzato fin dalle prime restrizione per l'emergenza Covid-19, non sta producendo gli effetti sperati. La crisi economica conseguente a quella sanitaria, ha già generato la perdita del 90% del fatturato. Poche le chiamate da parte dei clienti per degustare una buona pizza a casa, perché tutti anche per passare il tempo tendono a farsi da mangiare da soli.
«Il servizio a domicilio mi consente di lavorare solo il 10% rispetto a quello che si faceva prima - dichiara Alessandro Gatti titolare della pizzeria Ale's Pizza - io ho aperto giusto per non chiudere definitivamente e dare un servizio. Ma quasi tutti i miei dipendenti sono in cassa integrazione perché effettivamente non c'è lavoro. Noi dal 9 marzo appena chiusa l'attività come da decreto, abbiamo continuato con le consegne a casa, ma i ricavi sono davvero minimi. Se questa emergenza non finirà e non ci sarà la possibilità di lavorare come prima, dato la necessità di mantenere le distanze tra i tavoli e le persone per evitare i contagi, non sarà facile. Se salterà la stagione turistica, davvero non oso pensare come noi commercianti potremmo tirarci su da questo periodo così duro per tutti».
Cercare di resistere e non chiudere l'attività, soprattutto per chi ha un mutuo o un affitto da pagare, è sicuramente la sfida più grande anche una volta che, si spera, il virus rallenti la diffusione. «Per ora non c'è molto movimento - afferma Michele Ricci proprietario Nico'S Pizza - però almeno è una boccata di ossigeno. Io ho iniziato già venerdì 3 aprile, dopo circa 20 giorni di chiusura perché avevo bisogno di lavorare dopo così tanti giorni di stop. Ho deciso di aderire quindi alla consegna a domicilio per cercare di tamponare un po' le spese che devo sostenere. Questa alternativa mi permette solo in minima parte di garantire le entrate, perché in media io ho avuto solo 5/6 ordinazioni. Io sono solo e non ho nessuno che mi possa fare le consegne. Se l'emergenza sanitaria non finirà entro un mese vedo molte difficoltà per il futuro». «Anche noi ci siamo preparati per consegnare le pizze a casa - conclude Daniele Fruzzetti della pizzeria dal Pessi - inizieremo proprio in questi giorni. A dire la verità non ne siamo proprio convinti, ma siamo più che consapevoli di di avere fatto la nostra parte. Ci siamo organizzati per garantire un servizio corretto e sicuro per tutelare sai noi che i clienti». —
Sara Lavorini
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