Il Tirreno

la storia 

Era un’opera pionieristica

C.F.

Inaugurato nel 1908, fu uno dei primi in Italia a essere costruito in cemento armato. Il progetto dell’ingegner Attilio Muggia era considerato molto innovativo

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Non un’opera ardita e celebre come lo fu il ponte Morandi di Genova, ma comunque una struttura che ha (aveva) un suo posto negli annali della ingegneristica civile . Progettato nel 1906 dall’ingegner Attilio Muggia, il ponte di Caprigliola è stato infatti uno dei primi ponti costruiti in c emento armato in Italia.

L’ingegner Muggia (nato a Venezia nel 1861), professore alla Scuola d’applicazione degli Ingegneri a Bologna, vinse il concorso bandito dalla Provincia. L'ingegnere, che fra il 1923 e il1927 fu direttore della scuola bolognese, fu uno dei pionieri nell'uso di tecniche costruttive in cemento armato e membro della commissione che stilò le prime norme sulle costruzioni in cemento armato in Italia. Sul sito Lunigiana Insolita, Gianni Giusti ben ricostruisce la storia del ponte: i lavori del ponte – racconta – iniziano nel giugno del 1906. Nel 1907 subiscono dei rallentamenti dovuti allo sciopero degli operai, risolto dall'intervento dell'onorevole Cimati, giunto appositamente da Roma (Dicembre). L'11 ottobre del 1908 viene inaugurato. Per i festeggiamenti viene organizzato un banchetto sul ponte "la cui quota di partecipazione è fissata in Lire 10 per ogni persona", come riporta un giornale locale».

Lungo 300 metri (258 secondo altri calcoli), il ponte è largo 7,20 metri. Ha un'altezza dal fiume di circa 10 metri. Composto da 5 arcate "grandiose" (come definiscono i giornali di allora) distanti tra loro 51,85 metri. Le arcate poggiano su pilastri fondate ad aria compressa (una tecnica innovativa per quel periodo, applicata ad un ponte) e il piano stradale è sostenuto da 400 pilastrini. Per la costruzione sono stati usati 30.000 quintali di cemento e 220 tonnellate di ferro.

«Tra le note – riferisce ancora Lunigiana Insolita –, dobbiamo anche metterne una meno romantica: con l’apertura del ponte cessa il servizio di traghetto che operava ormai da secoli... tra le due sponde del Magra... ma si sa che quel che noi percepiamo come "romantico" allora era rischioso e scomodo. Incredibile inoltre, come, un ponte tanto innovativo e nuovo, malgrado alcuni imprevisti (con soluzioni tecniche in corso d'opera), sia stato completato addirittura in anticipo, rispetto ai tempi concordati. Fatto sta che è ancora lì a dispetto di altri più nuovi, a testimonianza dell'impegno, la tenacia e l'ingegno della gente di "un tempo". E' il biglietto da visita di un Italia ormai quasi scomparsa, l'ultimo anello di congiunzione tra le grandissime opere che i Romani ci hanno lasciato e le opere contemporanee, spesso e volentieri fatte in fretta e furia e poco durevoli».Una riflessione finale (l’articolo è dell’agosto del 2014, che riletta oggi, davanti all’immagine del ponte afflosciato come un giocattolo rotto, fanno riflettere. —C.F.

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