Il Tirreno

«Rsa, interventi tardivi della Regione»

r.s.
«Rsa, interventi tardivi della Regione»

Lettera di fuoco del direttore del pensionato Cabrini al presidente Rossi: «Intervenuti quando è scoppiato il caso nazionale»

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pontremoli. Una lettera di fuoco quello che il direttore del Pensionato Cabrini di Pontremoli, Mario Bezzi, ha recentemente inviato al presidente della Toscana, Enrico Rossi, facendo chiarezza su alcuni punti espressi dal presidente che, a parere di Bezzi, sono assolutamente fuorviante. Il direttore del Cabrini si riferisce in particolare ad un’intervista che Rossi ha rilasciato il l 6 aprile e in particolare alla frase (che Bezzi definisce “infelice”) «non eravamo tenuti a fare lo screening a tutti gli ospiti delle Rsa, ma abbiamo deciso di farlo quando ci siamo accorti che le cose non tornavano».

Il direttore del Cabrini si sente quindi in obbligo di «intervenire, non per il gusto della polemica, ma per rispetto della verità e del valore che diamo al nostro lavoro». Perché secondo Bezzi «sì che eravate tenuti a intervenire presidente Rossi, ed a farlo tempestivamente se l’intento era quello di tutelare gli anziani, tutti gli anziani, anche quelli residenti in strutture private, o costoro sono figli di un Dio minore? E quali sarebbero le “cose che non tornavano?”. Credo sia istruttivo spiegarle in che modo la struttura che dirigo si è trovata a dover gestire una situazione esplosiva e in che modi e tempi abbiamo ricevuto risposte dall’Usl. Il 21 febbraio scorso –ricorda – Bezzi - quindi ben prima dell’ordine di chiusura, e senza alcuna indicazione in merito, abbiamo ritenuto opportuno vietare le visite ai parenti e l’entrata a tutti coloro non essenziali al servizio; abbiamo inoltre, autonomamente, dotato il personale di tutti i presidi necessari a tutelare loro stessi e gli ospiti; nonostante ciò, essendo più che consapevoli che l’unico veicolo al virus erano coloro che accudiscono a vario titolo gli ospiti, abbiamo ripetutamente richiesto i tamponi per il personale, in modo da identificare gli eventuali positivi asintomatici. Invano. Nessuna risposta. E quello che più temevamo si è verificato: il 20 marzo il primo caso di Covid-19 causato, con quasi assoluta certezza, da un operatore asintomatico».

Da questo primo caso «è iniziato un percorso guidato solo da indicazioni generali di procedura e da ben poche misure realmente operative; è solo dalla scorsa settimana che si registra un cambio di rotta da parte della politica sanitaria regionale, a seguito, presumo, del clamore sollevato dal “caso RSA” a livello nazionale; quindi ad un mese dall’inizio dell’emergenza: direi che siete molto lontani dall’intervento tempestivo sbandierato sui giornali».

Ed infine Bezzi ci tiene a fare «un’ultima precisazione: le nostre strutture sono comunitarie, il contrario quindi delle strutture specializzate in malattie infettive, e non essendo possibile chiuderle, come è stato fatto per tutte le situazioni nelle quali le persone erano a stretto contatto, avrebbero dovuto essere monitorate e tutelate fin dall’inizio di questa emergenza. Le scrivo ben consapevole che nessuno poteva prevedere ciò che è capitato nelle nostre vite, e quindi possiamo comprendere i ritardi e gli errori, ma non possiamo accettare i toni accusatori ed il dito puntato; non lo possiamo accettare per rispetto delle nostre ragazze, che, decimate, continuano tutti i giorni, instancabili, a dedicarsi alla cura dei loro “vecchietti”. È inutile chiamarli “eroi” senza portare loro rispetto». —

r.s..

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