Gioco
«All’inceneritore e non qui, i rifiuti dovuti alle persone in quarantena»
Calo dei conferimenti alla ditta Costa, che già da novembre ha attivato lo smart working e la turnazione dei 50 operai
Gianluca Uberti / aulla
La ditta Costa, che si occupa di lavorazione dei rifiuti da metà anni ’90 ad Albiano Magra, frazione di Aulla, è una delle principali aziende presenti nel territorio comunale, dando lavoro a circa 50 persone.
Stavolta sale agli onori delle cronache non per i roghi, che l’hanno colpita più volte negli anni scorsi, e nemmeno per le proteste dei No Costa, il comitato che da anni lotta contro gli ampliamenti de i volumi di lavorazione dell’impianto di Albiano Magra, ma per l’incubo che porta il nome di Covid-19.
Infatti, inevitabilmente, la pandemia da coronavirus, con lo stop obbligato di tante imprese, ha determinato un calo nel conferimento dei rifiuti da trattare negli impianti ad Albiano Magra. Ma, nonostante questo, la ditta Costa continua a lavorare, pur nelle difficoltà del momento, non mettendo in cassa integrazione nessun dipendente.
E non si è fatta nemmeno trovare impreparata sul versante del telelavoro o smart working, che dir si voglia. A illustrarci la situazione è Silvia Costa, figlia del patron Mauro Costa: «Essendo calati i quantitativi di rifiuti da lavorare, abbiamo introdotto la turnazione per gli operai. Quindi, se prima dell’esplosione dell’emergenza i lavoratori entravano in azienda alle ore 7 e terminavano alle ore 17, ora entrano scaglionati durante la giornata e non ci sono più di 20 persone al giorno all’opera, anche per il fatto delle distanze da mantenere fra loro. E questo senza applicare prezzi diversi per le nostre lavorazioni e senza mettere in cassa integrazione nessuno».
Prosegue l’imprenditrice: «Inoltre, ai lavoratori, tutti dotati di Dispositivi di protezione individuale, prima di entrare misuriamo la febbre e la saturazione dell’ossigeno nel sangue, e questo ogni giorno», sottolinea ancora Costa. Ci si affida alla tecnologia, quindi, alla ditta Costa e non può che essere altrimenti in un momento delicato come questo.
Come alla tecnologia si è affidata la ditta Costa per quanto concerne lo smart working. E non da quando è scoppiata l’epidemia da Covid-19, ma già dal mese di novembre. «Abbiamo introdotto lo smart working già dallo scorso novembre – prosegue Silvia Costa – e lo abbiamo fatto a seguito di un problema di salute di una nostra dipendente amministrativa, la quale si è dovuta sottoporre a un’operazione, quindi è stata costretta a lavorare da casa. E visto che si parla di tecnologia, voglio sottolineare che i nostri impianti sono stati aggiornati da questo punto di vista dopo la concessione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale da parte della Regione Toscana».
Sulla sicurezza, e sulla salute di chi alla ditta Costa lavora ogni giorno, poi, ci sono operazioni di sanificazione programmate a base di cloro, e quando i lavoratori finiscono il proprio turno, non possono entrare nelle docce più di uno per volta, sempre per mantenere la distanza di sicurezza come richiedono le normative e il buon senso.
Infine, un altro dettaglio di un certo interesse è rappresentato dal trattamento dei rifiuti provenienti da abitazioni dove si trovano persone che devono passare il periodo di quarantena per il coronavirus: «Questi rifiuti – dice chiaramente Silvia Costa – non passano dai nostri impianti, ma vanno direttamente a degli inceneritori dislocati in Toscana, ad esempio a Grosseto e Siena».
Con buona pace dell’ambiente, aggiungiamo noi, è decisamente meglio bruciare questi rifiuti, perlomeno questa è l’indicazione. —
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