Italia
Massa-Carrara, il professor Ferruccio Bonino: «Fondamentali i test sugli anticorpi»
Parla lo specialista, già direttore scientifico del Policlino di Milano: si eviterebbero errori
Massa-Carrara
Si intensifica la lotta al coronavirus proteggendo soprattutto chi è “in prima linea” come medici, infermieri e personale sanitario. Per questo tutto il personale dell’Ospedale del Cuore di Massa, il meglio noto Opa e anche il presidio di “San Cataldo” a Pisa è sottoposto al test sul sangue che misura il livello di alcune immunoglobuline, o anticorpi. Come è noto gli anticorpi sono proteine prodotte dal sistema immunitario che hanno lo scopo di combattere microrganismi come virus, batteri e tossine. L’IgG è il tipo di anticorpo più abbondante, si trova in tutti i fluidi corporei e protegge dalle infezioni batteriche e virali. L’IgM, che si trova principalmente nel sangue e nei fluidi linfatici, è il primo anticorpo che il corpo produce per combattere una nuova infezione.
Dunque è fondamentale effettuare questa precoce diagnosi così da evitare che persone infette possano rapidamente contagiare un gran numero della popolazione. Sull’importanza dei test degli anticorpi per permette di distinguere i portatori di virus dai già guariti e immuni interviene il professor dottor Ferruccio Bonino già direttore scientifico del Policlinico di Milano, e tra i massimi conoscitori italiani di virus, avendo contribuito personalmente alla scoperta del virus dell’epatite Delta, di quello dell’epatite C, e avendo partecipato alla scoperta del virus dell’epatite B HBeAg difettiva; il professore avrebbe dovuto essere presente a Carrara il 28 scorso in occasione di una grande giornata di prevenzione sulle malattie cardio vascolari, metaboliche ed altro con ben 40 specialisti, invece tutto è saltato proprio per questa emergenza.
«Per mappare al meglio la popolazione in merito al coronavirus – dice lo studioso - bisognerebbe ottimizzare l’attuale metodo di indagine: prima di fare tamponi a tappeto, occorrerebbe effettuare il test degli anticorpi su tutto il personale sanitario in primis e poi su campioni sempre più estesi di popolazione. Così si andrebbero a distinguere i soggetti asintomatici già contagiati dai non contagiati. La successiva effettuazione del tampone naso-faringeo nei soggetti positivi all’anticorpo permetterà di distinguere i portatori di virus dai già guariti e immuni. Questi ultimi potrebbero tornare a lavorare e vivere senza il rischio di contagiare o di essere contagiati».
Prof. Bonino, perché dice di fare prima i test anticorpali su tutti e poi il tampone solo ai positivi?
«Lo dico in base alla mia esperienza diretta in campo maturata in molti anni di lavoro, che mi ha coinvolto anche personalmente: al tempo in cui non c’era ancora il vaccino anti epatite B contrassi in laboratorio l’epatite B acuta, fortunatamente guarita».
Quali sono i limiti del rilevamento tramite tampone?
«Innanzitutto il prelievo del materiale biologico dalla mucosa si presta all’errore di campionamento. Questo coronavirus entra per lo più nelle mucose e non nel sangue ma può non concentrarsi solo nelle prime vie respiratorie: perciò, quando si introduce il tampone nel naso o in bocca, c’è il rischio che si tocchino alla cieca solo parti dove non c’è il virus. E quindi l’analisi potrebbe dare esito negativo anche in caso d’infezione in atto. Viceversa, la combinazione di un test anticorpale molto sensibile (chiamato Elisa) al test del tampone permetterebbe di correggere alcuni errori di campionamento. Ciò però non vale per i test rapidi per gli anticorpi: sono almeno 2-10 volte meno sensibili di quelli standard».
Al professor Bonino chiediamo anche quali sono i vantaggi del test anticorpale?
«Innanzitutto l’analisi degli anticorpi permette di identificare gli immuni oltreché i contagiati. Se uno risulta positivo agli anticorpi anti-Sars-Cov-2 (il nome di questo coronavirus), ma negativo al tampone, vuol dire che ha già contratto il virus ed è guarito e immunizzato. Non potrà più contagiare né contagiarsi di nuovo, come dimostrato dagli studi a Wuhan dove da due mesi nessun ex contagiato positivo agli anticorpi si è più ammalato. Viceversa, se uno risulta negativo al test degli anticorpi, non dovrà neppure sottoporsi al tampone, a meno che non abbia sintomi o avuto contatti a rischio: potrà sempre ripetere dopo 15 giorni il test degli anticorpi per assicurarsi di non aver contratto il virus (i colleghi cinesi hanno dimostrato che il 95% dei pazienti sviluppa anticorpi 12 giorni dopo aver contratto l’infezione). Inoltre questo test è molto economico: costa 100 volte meno del tampone ed è eseguibile pressoché in qualsiasi laboratorio, con margini di errore bassissimi».
Quali sarebbero le ricadute pratiche dell’utilizzo del test sugli anticorpi?
«In primo luogo, testare tutti gli operatori sanitari anche per gli anticorpi consentirebbe loro di lavorare con più serenità. Se un medico o un infermiere si scopre immune, non temerà di essere contagiato da pazienti Covid né di contagiare altri. Ma più in generale questo sistema permetterebbe di fare uno screening su tutta la popolazione italiana, suddividendola in tre macro-categorie. A tal proposito la professoressa Maurizia Brunetto (scopritrice del HBV HBeAg difettivo) ha messo a punto un algoritmo semplice, così strutturato. Dà semaforo verde a chi è positivo al test degli anticorpi ma negativo al tampone: costoro possono tornare subito a circolare e lavorare; semaforo giallo ai negativi sia al test degli anticorpi che al tampone, costoro, essendo suscettibili dovrebbero essere mantenuti in isolamento soprattutto se over 65 o con patologie già in atto; semaforo rosso a chi è positivo per entrambi i test: essi, avendo un’infezione in corso, devono stare in isolamento assoluto, lontano dai gialli il più possibile, fino alla risoluzione dell’infezione».
Questa mappatura della popolazione quali benefici comporta?
«È il modo migliore per concludere rapidamente il pit-stop imposto dal Covid».
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