Toscana
«Che bello parlare con chi stiamo riportando a casa»
I volontari della Pubblica Assistenza, l’impegno e il loro super lavoro di ogni giorno «La fase più delicata è quando ci togliamo la tuta protettiva al termine del turno»
Luca Barbieri / CARRARA
«Posso dirlo? I nostri volontari hanno due p...e così». Gabriele Giannoni con Valentina Negrari è il responsabile dei volontari delle sezioni della Pubblica Assistenza di Carrara. Nella chiacchierata telefonica a margine del punto della situazione che quotidianamente svolge con i vertici dell'associazione ci risponde al telefono e parte da una premessa.
Impegno e coraggio. «Il numero del personale si aggira sul centinaio; aumenta se prendiamo anche quelli che fanno servizio un paio di volte a settimana. Ecco, nessuno ha detto in questa fase di emergenza: “No, non me la sento”. Nessuno», ci dice. Certo, ammettono, bisogna anche convivere con un po' di paura, quella sana, ci spiega, che fa rima con consapevolezza e prevenzione.
«Per chi fa servizio per il Covid-19 partiamo sempre da un aspetto: la sicurezza. Insistiamo molto su quello, poi pensiamo alle parole di coraggio. E comunque spesso si pensa alla vestizione, ma la procedura più delicata è quella del togliere, dopo il turno, la tuta protettiva. Lì c'è più tensione. Ma ribadisco, nonostante questo rischio, nessuno è rimasto a casa», proseguono i responsabili dei volontari.
«È normale che ci sia un po' di paura, ma è anche aumentata con il passare delle settimane la “familiarizzazione”, passatemi il termine, con le procedure complesse, con i turni sempre più lunghi e stressanti. Diciamo che riescono a gestirla meglio, ma siamo sempre sul chi va là», aggiunge Massimiliano Beatrizzotti, responsabile della sezione di Avenza che con quella di Marina gestisce il capitolo Covid-19. Sette mezzi complessivi, un centinaio di persone, poco più, e un paio di mezzi sul tessuto provinciale h24 dedicati all'emergenza. «Siamo un punto di riferimento per la provincia e non solo, in questa situazione. A Marina gestiamo anche la consegna dei dispositivi di protezione individuale (dpi). Arrivano con il contagocce, non sono mai abbastanza e cerchiamo di provvedere grazie alle donazioni che diventano importantissime per mettere in sicurezza i soccorritori perché gli approvvigionamenti regionali non bastano per il nostro ritmo», precisa Fabio Barbieri (responsabile della sezione di Marina di Carrara). E grazie alle donazioni è arrivato anche un ozonizzatore per una sanificazione ancora più efficace dei mezzi.
«La fase della speranza».
Le ambulanze ormai si muovono principalmente per i casi di Covid-19, fanno sapere. Meno mezzi che circolano, meno incidenti, meno infortuni sul lavoro. In queste settimane difficili c'è chi intravede però una luce in fondo a questa strada tortuosa. «Rispetto a un paio di settimane fa sono aumentati i trasferimenti dalla Lunigiana all'Ospedale delle Apuane, come potete vedere dai dati, ma sono aumentate, come trasporti, anche le dimissioni dall'ospedale. Parliamo di persone che stanno meglio, non necessariamente negative ai due tamponi, ma con un quadro clinico in miglioramento da poter trascorrere il resto del periodo in altra struttura protetta. Ecco questa la chiamiamo la “fase della speranza”. Non sono e non erano pazienti gravi. E quando ci vedono siamo i primi con cui parlano dopo settimane di ospedale e vorrebbero tutti sfogarsi, raccontarci la storia della loro vita e noi siamo lì anche per ascoltarli». Perché dietro ai numeri ci sono storie da raccontare.
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