Attenzione
«Più tamponi sarebbero utili, rimanere a casa è la scelta giusta»
Parla l’esperto, l’allergologo e pneumologo Mario Fontanili «Giusto fermare il lavoro, la sicurezza non veniva garantita»
Luca Barbieri / Carrara
Mario Fontanili è allergologo, pneumologo, immunologo, nonché medico del lavoro. E nella lunga chiacchierata telefonica prima di iniziare ripete: «Il mio pensiero va agli operatori della sanità che si sono sacrificati e che si stanno sacrificando tutti i giorni».
Dottore, partiamo dai sintomi.
«I criteri più importanti sono rappresentati da febbre, tosse, sintomi gastroenterici, cefalea, malessere generale, eccetera. L'intensità dei sintomi gioca un ruolo importantissimo. La sintomatologia dipende da molti fattori, comprese le età dei pazienti e patologie correlate come ipertensione, diabete, neoplasie, malattie cardiovascolari, immunodepressioni e la capacità di risposta del paziente. Si riconoscono tre espressioni maggiori della malattia: una forma asintomatica, una con sintomi lievi-moderati e una severa, per sintetizzare».
Che idea si è fatto?
«La criticità della situazione attuale si può probabilmente attribuire anche a una ridotta conoscenza della patologia nelle sue espressioni cliniche. È una malattia “nuova” che ha investito il sistema sanitario in modo drammatico e che provoca una pericolosità rilevante nel sistema respiratorio che attacca nelle sue parti funzionali più profonde e importanti. Nell'80 per cento dei casi si manifesta in forma lieve o moderata, nel 20 per cento circa in forma più grave, con un tasso di mortalità compreso nel 2-3 per cento anche se il dato è fortemente influenzato dalla mancanza dei dati reali di diffusione».
La strategia adoperata è efficace?
«Abbiamo davanti gli esempi della Cina e ora anche il nostro. I dati sono vertiginosi, con un virus che si diffonde. Tra febbraio e marzo raddoppiava ogni 4 giorni. Era inevitabile optare per il contenimento, per la mitigazione e la riduzione dei contatti sociali».
«Però inizialmente abbiamo agito in ritardo, ci sono stati problemi di comunicazione, una sottovalutazione e poi è arrivata quest'onda violenta che ha travolto l'impreparazione e la leggerezza di alcuni e ha messo a dura prova tutto il sistema, a partire dal caso lombardo. Spero che rallenti la diffusione, perché alcune aree non ce la farebbero a reggere lo stesso impatto, penso alle metropoli e al sud. Dobbiamo contenere e aver tutela del sistema sanitario. Poi un occhio ai moltissimi positivi asintomatici o con pochi sintomi».
Sarebbero utili più test?
«Più tamponi sarebbero utili per evidenziare i possibili contagi. A ogni modo il contenimento parte dall'intelligenza perché il virus “viaggia” con i rapporti sociali».
Lo stop al mondo del lavoro doveva arrivare prima?
«Mi sono esposto in prima persona per far capire che non sussistevano gli elementi minimi di sicurezza per andare avanti, non c'erano garanzie per nessuno. Dobbiamo capire che la salute è prioritaria. Per fortuna i datori di lavoro avevano già interpretato in questo senso».
Com'è la situazione in provincia?
«L'onda di contagio si ferma capendo che il virus utilizza le persone asintomatiche o con pochi sintomi. La riduzione dei rapporti sociali è una necessità assoluta. l virus ha una sua “filosofia” ed è difficile da definire anche dal punto di vista biologico».
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