Sicurezza
«La vita è bella davvero lo capiranno anche i ragazzi»
Oliviero Bigini: diverso dalla guerra, ma chi l’ha vissuta conosce già la paura E sulle misure restrittive: non offendono la Costituzione. Ci proteggono
Massa. I termini bellici, il paragone con la guerra, lui, Oliviero Dino Bigini, classe 1928, uno che la guerra l’ha conosciuta davvero, non li condivide. Epidemia e guerra sono cose diverse. Nella genesi, nei tratti caratterizzanti, nelle reazioni in chi le subisce. È vero però che chi la guerra l’ha conosciuta, la paura, il timore, nella loro dimensione individuale e condivisa, già li ha incontrati. Sa cosa significhino la lontanza, l’amore tra chi non si incontra mai, non si tocca più.Conosce il dramma della separazione, della morte. Della perdita.
Presidente dell’Anpi, storico segretario comunale del Pci, ex assessore, onorevole e consigliere regionale, Bigini il dolore dell’assenza lo ha inciso sulla pelle:«La guerra e quello che ci sta accadendo - lo ribadisce con la certezza dell’esperienza - sono cose diverse, ma chi la guerra l’ha conosciuta, è forte di vita già vissuta, ha fatto suoi i valori della Resistenza e quei valori la rendono ora più preparata a reggere il dolore. La linea Gotica ci ha costretto a scoprire cosa significhi davvero stare lontani».
La voce ferma, la lucidità, la consapevolezza : quello di Bigini è un racconto che trascende dall’esperienza personale e diventa ricostruzione condivisa. Quello che siamo stati e quello che possimo ancora essere:«La nostra Massa è stata una città evacuata, una città deserto in cui uscire significava imbattersi nel nemico». Famiglie spezzate, amici lontani, il dolore dell’assenza, l’impossibilità di vedersi: «Io la sensazione della distanza dalle persone che amo, la conosco già. Chi ha fatto la guerra, conosce la paura. La nostra è una paura che viene da lontano. Una paura che ci ha “tenuto compagnia “ tutta la vita”».
Non un parallelismo tra guerra ed epidemia, questo no. Ma la consapevolezza che una generazione che la paura l’ha impressa nella pelle c’è ancora. A dare attualità a ciò che è stato. Per Dino Bigini la paura non è sensazione nuova: l’ha incontrata a 17 anni e non le ha mai detto addio:« E finita la guerra, ma ci ha fatto compagnia - ripete - tutta la vita. Fino ad oggi».
La paura è sempre paura, ma diverso oggi è il nemico. E non solo perché non ha nè divisa, nè accento a connotarlo, ma perché manca la divisione in fronti. Non si sta “ di qua “ o “di là”, tutti giochiamo sullo stesso compo. Una battaglia che è condivisa: se si vince, si vince tutti.
«La paura in guerra - e Bigini non può dimenticarla - era paura di morire, qui il timore diventa strumento per proteggersi, è salvavita». Lo è il timore, lo sono le misure restrittive cui tutti siamo sottoposti. Perché la lesione della Costituzione e della nostra libertà, Bigini - che l’offesa alla liberta l’ha subita davvero - non la vede:«Le misure prese non sono anti costituzionali. Io credo piuttosto che la Costituzione si rispetti proprio quando la colletività riesce a far cintura, a difesa dell’intera umanità. La libertà non è mai ledere gli altri. Mai. Le restrizioni in essere ci salvaguardano e ci rendono più sicuri».
Un periodo buio, quello attuael, in cui Bigini vede , però, emergere il bello dell’umanità, il tratto della solidarietà: «Siamo al mondo e dobbiamo restarci - è la sintesi quasi biblica del suo amore per la vita - Quando questo sarà finito, anche i ragazzi capiranno con evidenza quanto sia bella la vita. La vita è bella, ma bella davvero - perché dirlo una volta sola non basta - e va vissuta con gli altri. E questa sarà, dopo, la vera battaglia politica». Perché nessuno si salva da solo. Lo diceva Berlinguer, lo dice il Papa. Lo pensa, da sempre, Oliviero Bigini. —
Chiara sillicani.
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