Gioco
«Facevo fatica a deglutire Ma ora sono a casa, 14 giorni di quarantena»
fivizzano
Cominciano a diventare tanti i morti dovuti a complicazioni causa contagio da coronavirus. E sono sempre moltissime le persone con tampone positivo da Covid-19, costrette al ricovero in ospedale nelle situazioni più gravi oppure all’isolamento assoluto nella propria abitazione, quando le condizioni di salute lo consentono. Sono ancora pochi, a questo punto dell’emergenza, i guariti dal virus, siano essi i “negativizzati” (le guarigioni virali date dall’esito negativo di due tamponi) oppure i guariti da un punto di vista clinico.
Tra queste persone che hanno sconfitto il Covid-19, ma che ancora non può considerarsi “negativizzato” e quindi non del tutto uscito da questo incubo, c’è Giorgio Rotolini, 74 anni, residente nella frazione di Mommio di Fivizzano. Forse perché ancora non si sente del tutto al sicuro, non è che abbia molta voglia di parlare.
Il sintomo di Rotolini, a causa del quale l’uomo si è rivolto ai servizi sanitari per richiedere assistenza con la paura di aver contratto il coronavirus, è stato uno solo: le difficoltà respiratorie. «Mi sono accorto che c'era qualcosa che non andava perché facevo fatica a deglutire mentre mangiavo», racconta il 74enne, che non ha particolari patologie pregresse, ed è anche per questo che il suo stato di salute non si è aggravato ulteriormente. Niente febbre, tosse o forte raffreddore dunque per lui.
Spiega ancora Rotolini: «Prima del ricovero, i sanitari mi hanno fatto le analisi e sono stato sottoposto al tampone, che purtroppo è risultato positivo. Così sono rimasto all’ospedale delle Apuane di Massa, era il 15 marzo scorso». Al Noa l’uomo ci ha passato dodici giorni, poi la difficoltà respiratoria è sparita e le sue condizioni sono molto migliorate. Così è tornato nella sua casa di Mommio: «Mi hanno dimesso giovedì scorso, adesso devo fare quattordici giorni di quarantena nella mia abitazione, poi sarò sottoposto ad altri due tamponi per essere considerato negativizzato». Insomma, l’incubo non è finito. — l.s.
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