Il Tirreno

albiano magra 

Coronavirus, volontari in trincea: «Non possiamo neppure sorridere a chi soccorriamo»

Gianluca Uberti
Coronavirus, volontari in trincea: «Non possiamo neppure sorridere a chi soccorriamo»

Il racconto di Francesca Cariulo della Croce Rossa locale «I malati sono soli, i loro sguardi non li dimenticheremo»

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ALBIANO MAGRA. Accanto allo sforzo titanico di medici, infermieri e operatori sanitari per contenere la montante epidemia da coronavirus, c’è l’opera, in questi giorni ancora più meritoria, dei volontari del comitato della Croce Rossa di Albiano Magra. In prima linea, quindi, ci sono Francesca Cariulo, originaria proprio di Albiano Magra, e gli altri volontari, costretti a subire uno stress inedito da quando il Covid-19 è dilagato nella parte più a sud di Aulla.

Perché quando arriva una chiamata subentra la paura, con il cuore in gola si esce coi mezzi dopo essersi preparati a dovere con tute, occhiali e mascherine, e si va incontro a chi ha bisogno di aiuto, senza sapere, però, a cosa si va incontro. E come è cambiata l’atmosfera nell’ultimo mese lo spiega bene Francesca Cariulo, da una vita nel volontariato e da due anni all’opera alla Croce Rossa di Albiano Magra, il cui racconto non può lasciare indifferenti: «Le cose sono cambiate molto, c’è più preoccupazione, c’è più tensione. Soprattutto, ora non possiamo avere più l’approccio empatico che avevamo prima con le persone che ci chiamano. Dobbiamo stare attenti a fare le cose come impongono le nuove procedure, quindi dobbiamo toccare il meno possibile gli ambienti con cui veniamo in contatto ed entriamo non più di uno per volta nelle case. Ne consegue che se prima avevamo un sorriso per chi chiedeva il nostro intervento, ora dobbiamo avere un atteggiamento diverso, più distaccato senz’altro. E questo fa male non soltanto alla persona che soccorriamo, la quale ci vede arrivare con il nostro scafandro da cui si intravedono soltanto gli occhi e sente la nostra voce ovattata, fa male anche a noi, che non possiamo interagire come prima. Ne consegue un’ansia crescente per tutti, una sensazione strana, molto irreale. E poi c’è il vero e proprio strazio rappresentato dal fatto che la persona trovata positiva al tampone, che stiamo portando in ospedale, è completamente sola e dobbiamo lasciarla subito da sola quando siamo arrivati. Ancora adesso ho di fronte a me lo sguardo di una persona in particolare, quello sguardo non mi abbandonerà tanto presto».

Perché questo maledetto virus sta rendendo i rapporti umani sempre meno umani, distaccando le persone. Una situazione molto dura da vivere e da accettare. Ma fortunatamente, anche nella tragedia, c’è un barlume di speranza. Sapere che qualcuno sta meglio riscalda il cuore. «Quando veniamo a conoscenza del fatto che qualcuno sta meglio, che ce l’ha fatta, ci sentiamo molto sollevati - prosegue Cariulo - anche noi abbiamo genitori anziani ed è facile immedesimarsi. Per cui è proprio in giorni come questi che sono ancora più convinta della scelta fatta di mettere il mio tempo a disposizione di chi ha bisogno di aiuto». Ricordiamo che il comitato della Cri di Albiano Magra ha lanciato una raccolta fondi, con il metodo del crowdfunding, sulla piattaforma web “GoFundMe”, il cui fine è quello di ottenere donazioni in modo da fare fronte all’emergenza, per poter acquistare dispositivi personali di sicurezza senza i quali diventa molto rischioso intervenire.

Questo l'appello lanciato per la raccolta fondi: «Stiamo facendo di tutto per garantire, la nostra preziosa presenza sul territorio, garantendo 24 ore su 24 il servizio di emergenza. Stiamo esaurendo le ultime scorte di mascherine per i volontari. Ad oggi stiamo garantendo il servizio di emergenza, trasporto dializzati, trasporti sanitari, di cui alcuni non urgenti, trasporto spesa e farmaci a domicilio. Ci dispiace dirlo, ma qualora non riuscissimo a reperire tutti i dispositivi di sicurezza individuali necessari per svolgere tutti i nostri servizi, dovremmo sospendere il nostro lavoro». —

Gianluca Uberti
 

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