Lutto
«Mascherine, guanti e tute questa l’emergenza del 118»
Parla Roberto Vatteroni, il responsabile provinciale del servizio: dobbiamo uscire bardati, ogni paziente è diventato un potenziale contagiato
Alessandra Vivoli / MASSA
Da quando è cominciata l’emergenza coronavirus un’altra emergenza è cominciata e riguarda il servizio del 118. Sono loro, i volontari e i medici che, da settimane a questa parte sono chiamati a intervenire sul territorio.
Se quindi i medici di famiglia non possono muoversi per le visite a domicilio, perché sprovvisti di adeguati dispositivi sanitari o in quarantena, e quando per gli stessi motivi si ferma anche il servizio di guardia medica, a essere chiamato in causa è il 118. Lo sa bene il responsabile del servizio provinciale, il dottor Roberto Vatteroni. Le sue giornate sono all’insegna, come per molti operatori sanitari, del super lavoro.
«La nostra centrale operativa governa due provincie, quella di Massa Carrara e quella di Lucca – spiega Vatteroni – è qui che confluiscono tutte le chiamate. E ricordiamo che oggi, qualsiasi patologia, deve essere trattata come un sospetto caso di coronavirus. Questo implica che bisogna vestirsi con tutto l’equipaggiamento necessario, tuta impermeabile, mascherina, occhiali e calzari anche quando non ci si trova a bordo del mezzo Covid destinato a prelevare i pazienti infetti».
«Per medici e volontari questo è un periodo di grande lavoro – continua – siamo massacrati ma sempre in prima linea, come è giusti».
I problemi non mancano, soprattutto pensando alle prossime settimane che non si annunciano facili.
«Quello che più preoccupa è la scarsità di protezioni individuali – continua il dottor Vatteroni – dalle mascherine ffp3 ai guanti e ai calzari, fino alle tute protettive. Per il momento ci sono, ma non sappiamo fino a quanto dureranno».
Le chiamate, infatti, sono tante.
«Sono crollate quelle per incidenti stradali, non so da quanto non facciamo un’uscita per questo motivo, del resto la gente sta molto di più in casa. Ma succede che anche per uno stato febbrile, per patologie non direttamente collegate al coronavirus, venga chiamato il 118. Noi ci bardiamo e andiamo».
«E stare in prima linea non è così semplice, anche perché dietro quelle mascherine, dentro quelle tute impermeabili ci sono uomini, donne, padri, madri che a casa hanno una famiglia e come tutti hanno paura di infettarsi – sottolinea Vatteroni – Ad esempio l’altro giorno abbiamo dovuto fare un intervento per infarto. È stato necessario praticare la respirazione assistita, il massaggio cardiaco. Insomma nei nostri interventi il contatto diretto con i pazienti c’è quasi sempre. Per questo guardiamo con timore alle scorte di dispositivi di protezione personale: per noi sono indispensabili».
Il dottor Vatteroni termina la nostra chiacchierata con un messaggio di speranza, di quelli che in questo momento si leggono tanto volentieri.
«Non sono un virologo ma siamo di fronte a un virus influenzale, anche se particolarmente aggressivo e contagioso. Stiamo facendo la cosa giusta, quella di rimanere il più possibile in casa – conclude – Un mio caro amico ha fatto un esempio calzante. Bisogna pensare a quanto è stato impossibile conquistare la Russia: perché? Perché il nemico si è ritirato sempre di più, l’invasore non ha trovato cibo, persone, e alla fine si è estinto. Lo stesso vale per il virus: quando non troverà più negativi non potrà proseguire col contagio».
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