Il Tirreno

Coronavirus: in provincia di Massa-Carrara ferme quasi 17mila imprese

Libero Red Dolce
Coronavirus: in provincia di Massa-Carrara ferme quasi 17mila imprese

L’elenco non aggiornato prevede che restino aperte 10756 aziende. Ma altre ancora saranno bloccate per via dei nuovi codici

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MASSA. Con le nuove misure disposte dal governo che consentono solo alle attività essenziali di rimanere aperte sono quasi 17mila aziende apuane che si fermano. Una riduzione momentanea di quasi due terzi delle imprese attive sul territorio: 10576 imprese unità locali potranno continuare a stare aperte su un totale di 27-28mila imprese unità locali. Il numero degli attivi, come vedremo, è solo momentaneo perché potrebbe scendere ancora considerato che nell’ultimo confronto di mercoledì tra sindacati e governo altri codici Ateco (che categorizzano le imprese) sono stati tagliati. Sarà la prefettura a chiarire, verosimilmente oggi, chi otterrà delle deroghe e il numero preciso di aziende che rimangono aperte.

Spieghiamo cosa significa impresa unità locale. Un’impresa, banalmente, può essere una denominazione sociale, ragione sociale o ditta che però se è presente sul territorio con più unità compare più volte su quella lista. Un caso semplice: la grande distribuzione, le catene di supermercati, possono “fare capo” a una sola denominazione ma avere più punti vendita. Il numero che forniamo tiene conto di ogni attività presente sul territorio.

Sono le elaborazioni fatte dal Registro imprese della Camera di commercio. Mercoledì ne sono arrivate di nuove, dato che il decreto della presidenza del consiglio del 23 marzo era stato integrato con quello dell’11 dello stesso mese.

La riunione che c’è stata nella tarda serata di mercoledì sera tra sindacati e governo ha fatto sì che alcuni codici attività, che corrispondo ad alcune imprese che prima erano ritenute essenziali, sono stati espunti. Questo in termini pratici significa che con il nuovo elenco, che dovrebbe essere elaborato già oggi, alcune aziende saranno eliminate tra quelle che sono nella lista di oggi.

Il lavoro nella giornata di ieri in prefettura è stato e continua ad essere febbrile. Sono chiaramente arrivate alcune richieste di deroghe. Si sta vedendo con i nuovi codici Ateco rivisti, l’attività fatta fino a mercoledì è stata implementata con i nuovi codici. Si è in fase istruttoria, con le domande che sono state presentate che sono sul tavolo del prefetto Paolo D’Attilio che le sta vagliando una per una.

Si tratta di comunicazioni di prosieguo attività nel quale vanno comprovate le ragioni che portano la singola azienda a fare quella richiesta. Per le attività che fanno ciclo continuo ma non sono previste tra le attività considerate essenziali. Le imprese sono tenute a comunicare al prefetto la rilevanza, dunque la strumentalità, della loro impresa rispetto a quelle consentite, o meglio, non sospese. Sarà la prefettura a fare le veririche sull’esistenza dei presupposti.

Un compito nel quale le prefetture non sono lasciate sole. È arrivata una circolare del ministero dell’Interno, a firma de vice capo gabinetto vicario Emanuela Garroni, dove si dispone «l’opportunità di ricomprendere nel novero dei soggetti con cui intraprendere le necessarie interlocuzioni, anche le organizzazioni sindacali territoriali rappresentative dei comparti interessati».

Infatti ieri alle 17 i tre segretari di Cgil, Cisl e Uil - Paolo Gozzani, Andrea Figaia e Franco Borghini - si sono confrontati in videoconferenza con il prefetto. —
 

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