Sicurezza
«C’è un caso Lunigiana Serve una cabina di regia»
Il sindaco Valettini analizza i numeri del contagio e chiede a Regione e Asl un pool di quattro medici che si occupino di contenere l’epidemia da Covid-19
aulla
La fortezza della Brunella è stata sempre il simbolo per eccellenza di Aulla. Da tempo nuovamente illuminato, da martedì sera il castello ha assunto i colori della nostra bandiera. Il tricolore, infatti, si disegna sulla fortezza, in un fascio di luce che attraversa l’oscurità quando si fa sera, ad esprimere gratitudine e riconoscenza al lavoro dei medici, degli infermieri e di tutto il personale sanitario, impegnati in una lotta senza quartiere contro il coronavirus.
A volere il tricolore sulla fortezza della Brunella, un messaggio, al tempo stesso, forte e rassicurante, è stato il sindaco Roberto Valettini, il quale ne parla nel suo video su Facebook. «Riconoscenza e gratitudine – dice Valettini – a medici, infermieri e personale sanitario. Affetto e solidarietà alle persone che hanno perso i loro cari, in questa maniera così tragica, anche qui da noi, in Lunigiana». Un passaggio che offre l’opportunità al primo cittadino aullese per sottolineare che «la Lunigiana ha una percentuale alta in base agli abitanti, purtroppo. Ed è quello che ho voluto fare presente alla Regione e all’Asl in maniera molto secca e dura. Fortunata la Maremma, fortunato l’Amiata, che hanno una casistica di gran lunga inferiore. Per noi non è così e noi dobbiamo avere un diverso trattamento, una diversa attenzione e un diverso impegno. Diverso vuol dire maggiore».Secondo il sindaco serve una cabina di regia per l’emergenza sanitaria in Lunigiana.
«Mi sento di chiedere alle autorità sanitarie e regionali – aggiunge – un diverso impegno e una diversa organizzazione. Questa mattina (ieri, ndr) ho parlato con il capo di gabinetto della Regione Toscana e con la direttrice generale della ASL perché, a livello di epidemiologia, ci deve essere una cabina di regia diversa, con un tempismo diverso, per Aulla e la Lunigiana. Non può esserci un medico, come un eroe del Grappa, lasciato a se stesso. Occorre che vi sia una regia, che io ho richiesto, con quattro medici. E quando una persona è trovata positiva, si deve fare una indagine epidemiologica. Chi ha frequentato? Madre, padre, figli, colleghi. E queste persone devono essere messe in quarantena. Punto! Finché non si fa questo, non si può nemmeno chiedere ai cittadini il sacrificio di fare quello che chiediamo di fare, cioè di starsene a casa. Quindi, cittadini a casa. Le autorità sanitarie pronte, sollecite, organizzate, come è giusto che sia, come devono essere».
Valettini non manca di raccontare un aneddoto che ha il sapore dell'assurdo, visto che ormai tutti dovrebbero sapere che i bar sono chiusi: “Ieri (martedì, ndr), sorprendentemente, nel bar accanto al mio studio ho visto una signora anziana che stava cercando di entrare. “Signora, cosa fa?”, le ho detto. “Eh vado a prendere un caffè”. “Signora, sono otto giorni che è tutto chiuso…sa quello che stiamo vivendo? Ma se ne vada a casa, si riguardi, pensi alla sua salute. E lasci perdere il caffè al bar, per qualche tempo ci deve rinunciare”. Allora io dico, se ci sono persone che pensano ancora di potere andare al bar come niente fosse, vuol dire che sono fuori dal mondo». —
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