Sicurezza
L’Anfass autoproduce le mascherine
Sono operative le due residenze. Intervista al direttore Giuseppe Mussi
Massa-Carrara. L'emergenza covid-19 ha rivoluzionato profondamente il mondo della sanità e dei servizi che deve garantire. Nostante la pandemia, le attività di cura e di assistenza alle persone, devono continuare. Anche l'Anfass, Associazione Nazionale Famiglie di Persone con Disabilità Intellettiva e/o Relazionale, in provincia di Massa-Carrara ha dovuto trasformare il modo di lavorare, garantendo però il supporto ai propri assistiti, grazie all'impegno di tutti i professionisti sanitari. Giuseppe Mussi, direttore Anffas-Onlus di Massa-Carrara, ci racconta come si sono organizzati dentro le strutture che gestisce.
Come il Coronavirus come ha cambiato l'attività in Anfass?
«L'emergenza è arrivata molto rapidamente, ma non ci ha colti del tutto impreparati. Dalla seconda metà di febbraio - spiega Mussi - si delineava chiaramente che stava arrivando qualcosa di terribilmente nuovo, che probabilmente nessuno pensava di queste dimensioni, ma che comunque cominciava a preoccupare e spaventare. Immediatamente ci si è impegnati nel fare informazione, ad operatori, ospiti e famiglie, circa le precauzioni da adottare cercando di far passare un messaggio di grande serietà e gravità della situazione. Un esempio: abbiamo subito raddoppiato i viaggi per il trasporto da e per i centri, in modo da dimezzare le presenze sul pulmino e si è proceduto alla sanificazione totale dei mezzi, anche 4/5 volte al giorno. Gli operatori hanno posto grande attenzione a condividere con gli ospiti le motivazioni che hanno portato a cambiare le nostre abitudini. Pensiamo - spiega Mussi- solo alla difficoltà che può avere una persona con autismo a rapportarsi con un operatore che indossa la mascherina! A proposito di mascherina quello è un grande problema. Gli ordini che avevamo in corso già prima dell'emergenza sono stati bloccati per cui, esaurite le scorte, ci si trova ad autoprodurle in attesa che, speriamo, arrivi qualcosa».
Quali servizi sono stati sospesi e, quali invece garantiti?
«I nostri servizi rientrano tutti nei Lea (livelli essenziali di assistenza) per cui ci siamo rigorosamente attenuti alle ordinanze regionali ed ai decreti nazionali. Da lunedì 16 marzo - continua Mussi - sono sospesi tutti i centri diurni, sia sulla costa che in Lunigiana. Anche l'attività ambulatoriale, pur non sospesa per legge, di fatto in questo momento è ferma. Restano invece operative le due residenze per persone con disabilità (Rsd), "Monteverde" e "Castellaro", che ospitano circa 40 persone con disabilità. Nelle due Rsd si sono applicati rigidissimi protocolli di sicurezza, che ha portato ad un significativo aumento di personale».
Come state gestendo le esigenze delle famiglie che hanno un disabile da accudire a casa?
«Fin da subito ci si è messi al lavoro per raccogliere i bisogni delle famiglie in difficoltà. Il Decreto legge del 17 Marzo ha poi dato esatte indicazioni circa ciò che stavamo già facendo, cioè pianificare con gli enti locali interventi utili e fattibili, per non abbandonare persone con disabilità e i loro familiari».
Sono tanti gli operatori sanitari che lavorano senza sosta, cosa sente di dire ai suoi collaboratori?
«Non ci sono parole per ringraziare tutti gli operatori della sanità in Italia. I nostri non fanno eccezione - conclude Mussi - in prima linea ed eroici. Non uno che si sia tirato indietro, non uno che non si sia dato da fare per trovare soluzioni, non uno che non si sia rapidamente adattato a modalità nuove di lavoro che spesso hanno inciso fortemente anche sulla loro vita privata. Medici, psicologi, infermieri, terapisti, Oss nessuno, dico nessuno, oltre a compiere in maniera esemplare i propri compiti, ha mai perso occasione per regalare un sorriso (mascherine permettendo!) o una battuta spiritosa ai nostri ospiti».
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