Il Tirreno

i consigli per chi è a casa 

«Valutare tosse e respiro, no al panico se si ha la febbre»

L. R. D.

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Chi sta ogni giorno in corsia difficilmente quando stacca esce davvero. Gli orari si sono dilatati, il virus è invisibile ed è entrato nella testa di tutti. Figurarsi chi come medici e infermieri lo deve affrontare ogni giorno. Ma che succede quando uno di loro è positivo? Quali sono le “regole d’ingaggio”? A queste domande risponde il direttore del Noa Giuliano Biselli.

«In questo periodo si sono succedute circolari e ordinanze che hanno modificato, di volta in volta, l’approccio che noi abbiamo dovuto avere di fronte a un caso positivo. All’inizio il contatto con un positivo comportava la quarantena per chi lo aveva avuto, se in condizioni di non protezione. Attualmente la quarantena per il personale sanitario è stata abolita. Se si viene a contatto anche con situazione di medio rischio prima c’era la quarantena domiciliare. Ora no».

Un peso in più per chi lavora. «Già. La quarantena si fa al lavoro finché non subentrassero dei sintomi. Il sanitario non sta a casa in quarantena. Lavora». Ed è lì che il virus s’infiltra: la paura di portarlo a casa, di contagiare gli affetti. «Si tratta di persone preparate. E molto coraggiose. Tutti sanno che accorgimenti prendere nella vita fuori dall’ospedale, pur molto ridotta in questa fase. Ma lo stress è tanto». Poi un appello ai cittadini. «Il consiglio utile alle persone è starsene in casa. Non sconfigge il Covid-19, ma impedisce un’escalation di casi. Noi possiamo fronteggiare la crisi attuale se i casi non raggiungono picchi enormi. Se i contagi si diluiscono nel tempo la nostra struttura è in grado di fronteggiarlo. Questo isolamento è indispensabile per garantire che meno persone possibili si ammalino contemporaneamente» Consigli per chi mostra sintomi? «Misurarsi la febbre e valutare il respiro. Se uno è a casa con febbre lieve e respira bene non abbia l’angoscia di farsi il tampone o correre in ospedale». –

L. R. D.

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